Sabato 8 maggio, ad Orvieto, presso museo chiesa di S. Agostino, l'Associazione Livio Orazio Valentini si è presentata alla città. L'occasione è l'incontro con l'intellettuale Claudio Strinati (Ministero per i beni e le attività culturali) accanto al giornalista Guido Barlozzetti sul tema "L'idea del bello nelle arti figurative e nella pittura".
Il Prof. Strinati ha così illustrato quello che nel mondo dell'arte è il concetto del bello, tracciando un perimetro in cui ha rinchiuso con sapiente abilità, la millenaria discussione di quale, fra le arti figurative, fosse la migliore. Lo scontro, focalizzato su scultura e pittura, dopo un'ampia riflessione si conclude a favore della pittura, arte che secondo Strinati riesce meglio di tutte a far comprendere l'idea del bello. Un viaggio attraverso i protagonisti dell'arte italiana, partendo dalla “bibbia” degli storici dell'arte, “le vite” del Vasari, dove da buon aretino come Michelangelo, individua nella scultura l'arte più vicina a Dio e quindi migliore, infatti le sacre scritture narravano di un Dio demiurgo, il quale dopo aver dato forma e plasmato l'uomo lo animava con un soffio di vita. Statue, come quelle che disposte lungo le pareti della chiesa di S. Agostino, osservano serie e severe lo svolgimento della lezione, solamente due sculture rimangono “distratte” nel loro eterno gioco di ruoli, dietro al Professore, l'annunciazione del Mochi, con la Madonna e l'angelo annunciante, coinvolte in prima persona nella lezione di Strinati. Annunciazione da cui si possono imparare molte lezioni non solo sulla bellezza e sull'approccio che ognuno di noi ha con le opere d'arte ma anche sull'amministrazione dei beni culturali. Strinati ricorda il lungo periodo di oblio, che queste statue vissero, nascoste dalla vista del grande pubblico. Proprio questa composizione, in cui ci sono molteplici punti di vista, il Mochi riuscì a trasformare un concetto in uno stile, in una verità, Mochi fu uno dei primi artisti che impose all'osservatore il problema del punto di vista. L'annunciazione così diventa una composizione d'immagini differenti, dalla più sgradevole alla più sublime, ed è proprio da questa varietà che scaturisce la potenza enorme dell'annunciazione, la diversità nell'unità e viceversa. Strinati, dopo la scultura, passa alla pittura, raccontando al pubblico attento, curiosi episodi di eminenti artisti come Leonardo da Vinci e Caravaggio. Il genio fiorentino prediligeva la pittura, perché più “nobile”, in quanto durante la pittura si poteva conversare e dibattere su diversi argomenti. Lo sculture era più vicino alla vita vera, quella fatta di fastidi e dispiaceri, mentre la pittura allontana la pesantezza della quotidianità, è più distaccata e quindi la nobilita profondamente. Leonardo, grande pittore, influenzò moltissimo anche il Caravaggio, che studiando nella Milano di fine cinquecento fu sicuramente colpito dall'ultima cena. Proprio da quell'opera il Caravaggio carpì l'essenza della bellezza, che poi ripropose nella prima opera esposta oggi a Roma, alle Scuderie del Quirinale per la mostra a lui dedicata, ovvero uno dei quadri più piccoli da lui realizzati, un canestro con mele, fichi, foglie. Caravaggio, seguendo la lezione di Leonardo, volle così dimostrare la bellezza della sua pittura, e lo fa attraverso un semplice canestro con la frutta, perché il pittore vede dentro le cose che rappresenta i nobili sentimenti che non sono espressi nel quotidiano. È l'artista, che vede, con il suo occhio l'oggetto e lo rappresenta, non è bello in se quello che viene rappresentato ma come viene rappresentato. Strinati conclude citando le antiche sculture greche che si ispiravano alla vitalità agonistica: “l'Angelo del Mochi è una figura vittoriosa e quindi è bella, perché è bello il frutto della vittoria di ciascuno di noi su noi stessi. Ogni volta che conseguiamo un risultato profondamente desiderato sentiamo belli, ma è l'arte che lo insegna tramite le loro opere, come il Mochi, Leonardo, Caravaggio, Michelangelo”.

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