Pier Giorgio Frassati nasce a Torino il 6 aprile 1901 da una famiglia di origine biellese. Il padre Alfredo, fondatore, proprietario e direttore del giornale "La Stampa", amico di Giovanni Giolitti, brillante esponente della cultura e della politica di stampo liberale, diverrà nel 1913 il più giovane senatore del Regno e, nel 1920, ambasciatore d'Italia a Berlino. La madre, Adelaide Ametis, allieva del Delleani, è una pittrice valente ed apprezzata. Luciana, la sorella di Pier Giorgio, più giovane di lui di un anno (nata il 18 agosto 1902 e morta a 105 anni il 7 ottobre 2007), li definirà "due genitori autorevoli e ingombranti".
Pier Giorgio trascorre un'infanzia normale, vivace e generosa, frequenta le scuole ginnasio-liceo Massimo D'Azeglio e l'Istituto Sociale retto dai Padri Gesuiti. Grazie a Padre Lombardi, nel 1913 può accostarsi alla comunione quotidiana fortemente raccomandata da S. Pio X. È portato verso l'armonia e La bellezza delle cose: la pittura, l'arte, la musica. La letteratura, la poesia accompagnano i suoi giorni lieti. Dopo il liceo, a 18 anni, si iscrive al Politecnico per fare ingegneria industriale meccanica, con specializzazione mineraria. È il 1919, nel periodo scottante del primo Dopoguerra.
Sono tempi di fermento, anche all'università ci sono grandi dibattiti sul futuro che L'Italia deve avere. Il confronto è acceso, i "rossi" (socialisti), i "bianchi" (cattolici) e i "neri" (fascisti) non vanno tanto per il sottile nella battaglia delle idee. Pier Giorgio decide di entrare nel circolo "Cesare Balbo" della FUCI, all’interno del quale ha molti amici tra gli studenti. È un momento molto importante, perché coincide con un più deciso impegno di Pier Giorgio nella società, in nome e a partire dai suoi ideali cristiani, mentre incombe sul paese la crisi politica che sarebbe sfociata nel fascismo. Le sue intense giornate si dividono tra gli impegni di studio e la partecipazione ad incontri, dibattiti, convegni. Tutto questo tra i frequenti soggiorni in Germania e i momenti di riposo e di distensione trascorsi sui monti; tra la dedizione alle opere di carità e l'impegno politico, sociale, culturale.
È iscritto al Partito Popolare Italiano, alle Conferenze di San Vincenzo, al Circolo Milites Mariae della Gioventù Cattolica, alla Pax Romana, un'organizzazione internazionale che riunisce i cattolici intenzionati a promuovere la pace; fa lavoro di propaganda per i giornali cattolici. Prende parte attiva alla vita delle associazioni cattoliche, partecipando, tra l'altro, ai vari Congressi Eucaristici che si svolgono in quel periodo in alta Italia. È socio del CAI e della Giovane Montagna, dove ha molti amici, con i quali condivide la passione per la Montagna.
Nel maggio del 1924, con i suoi amici più stretti, fonda La società dei Tipi Loschi, una società dal volto semiserio. Lo scopo è quello di aiutarsi a vivere da cristiani, incontrarsi, mettere in comune Le esperienze della vita e la preghiera che è il vero collante che li unisce. Il segreto della sua forza e della sua attività spontanea e generosa sta nella preghiera: l'Eucaristia quotidiana e il rosario sono i pilastri che danno le basi e lo slancio alle sue intense giornate di attivista dell'Azione Cattolica. Continua il suo apostolato tra Le famiglie più povere, che va a trovare regolarmente; dopo la sua morte saranno tantissimi i poveri a testimoniare che quando arrivava Pier Giorgio nelle loro case o lo si incontrava per strada, era un avvenimento che riempiva di gioia e faceva dimenticare la propria miseria.
Verso la fine di giugno del 1925 Pier Giorgio comincia ad accusare alcuni malesseri. In sei giorni la poliomielite fulminante, probabilmente contratta nella sua attività di assistenza agli ammalati, stronca il suo fisico apparentemente indistruttibile. Si spegne serenamente il 4 luglio 1925. La folla che partecipa ai funerali è sterminata; giovani, anziani, ricchi, poveri, tutti Lo conoscono, pochi sanno che è un Frassati; la sua dedizione al prossimo, la sua testimonianza di fede aveva fatto di lui una persona amata da tutti al di là del ceto sociale d'appartenenza.
Gli amici di Pier Giorgio, i compagni, quanti lo hanno conosciuto e amato chiedono che La Chiesa dia inizio all'iter per la sua canonizzazione. Il 4 luglio 1926, ad un anno esatto dalla morte del giovane Frassati, l'Abbé Henry intitola a Pier Giorgio un rocher sotto L'Aiguille de Valsorey (3160 m.). Il 14 agosto dello stesso anno anche due "denti" della vicina catena del Gran Combin prendono il nome di Pier Giorgio Frassati per iniziativa dell'avvocato Quaini. Nello stesso periodo l'Azione Cattolica maniaghese colloca una targa commemorativa dedicata a Pier Giorgio su uno spuntone di roccia, in Località "Strada Piana" sul Monte Jouf a quota 700 m. circa (sentiero CAI 983). Contemporaneamente, un gruppo di giovani dell’Azione Cattolica maniaghese sceglie Frassati come "protettore". Il 1° gennaio del 1936, nella cordigliera della Aride argentine, nel gruppo Fitz-Roy, un picco di 2900 m. viene battezzato con il nome di Pier Giorgio: l'iniziativa è dell’esploratore salesiano padre Alberto Maria De Agostini di Pollone.
Nel corso del ventennio fascista sorsero in molte parti d’Italia “Ville Alpine” intitolate a Pier Giorgio Frassati. Erano case “per il soggiorno delle famiglie dei lavoratori”. Una di queste si trovava a Córteno Golgi ed è ora casa per ferie dei seminaristi della Diocesi di Brescia. Al suo interno vi sono ancora ricordi della vecchia intitolazione (ora cancellata) e immagini di Pier Giorgio Frassati.
Passano gli anni, finché il 20 maggio 1990, Papa Giovanni Paolo II proclama Pier Giorgio Frassati Beato e lo indica ai giovani del nostro tempo come modello da imitare. All'indomani della beatificazione, all'interno del Club Alpino Italiano, si sviluppò l'idea (lanciata dalla Sezione CAI di Salerno) di intitolargli un sentiero di particolare interesse naturalistico, storico e religioso in ogni regione d’Italia. E finalmente nel 1996, firmando la prefazione al volume che presentava il primo "Sentiero Frassati" d'Italia – quello di Sala Consilina, in provincia di Salerno – l'allora Presidente generale del CAI, Roberto De Martin, diede pieno sostegno all'ambizioso progetto che ad oggi annovera, con l'inaugurando "Sentiero Frassati della Lombardia", ben quattordici "Sentieri Frassati" regionali (Campania, Piemonte, Calabria, Sicilia, Toscana, Marche, Veneto, Molise, Abruzzo, Liguria, Umbria, Friuli, Basilicata e, appunto, Lombardia).
Dopo l'inaugurazione del "Sentiero Frassati internazionale di Pollone", avvenuta in occasione del Giubileo del 2000, è auspicio di Antonello Sica - coordinatore nazionale del progetto del C.A.I. - espandere l'idea anche oltre i confini d'Italia.
(Testi consultati: II sentiero Frassati della Liguria – Supplemento straordinario al notiziario della Giovane Montagna, sez. di Genova. Sito internet: sentierifrassati.org)