Un documentario sulla scrittrice “rocchettana” in programma per il 23 agosto
Marco Pannella racconta Maria Teresa Di Lascia
Il suo valore letterario, il Premio Strega, Rocchetta, la sua eredità storica
A pochi giorni dal premio a lei dedicato, intervista al leader radicale
“Una definizione che le davo sempre è: sei una strega”. Marco Pannella, leader storico del partito radicale, amico e compagno di lotte di Maria Teresa Di Lascia, la racconta in un documentario inedito che verrà proiettato il prossimo 23 agosto a Rocchetta Sant’Antonio, giorno della premiazione delle tre finaliste della terza edizione del Premio Nazionale di narrativa Maria Teresa di Lascia. L’intervista è stata realizzata lo scorso 7 agosto a Roma, nella sede del partito radicale, in via Largo di Torre Argentina. Di seguito, sono riportare alcuni dei momenti salienti dell’intera intervista, a poca distanza dalla celebrazione del premio in onore della grande scrittrice e politica nativa di Rocchetta. Il documentario è una produzione JRStudio.
“Tutte le pagine di Maria Teresa possono essere interpretate e lette come l’ombra delle sue urgenze, ma anche delle urgenze della nostra vita. Aveva una necessità di indagare l’altro, pur continuando a fare l’indagine sul suo mondo, su se stessa. Chiarissimamente, tanto il suo libro più noto che tutto ciò che scriveva e che ha scritto, era caratterizzato da una continua ricerca di una compenetrazione con l’altro”. È quanto ha detto Marco Pannella a proposito della cifra stilistica e letteraria di Maria Teresa Di Lascia, riferendosi in modo particolare al suo romanzo Passaggio in ombra, vincitore del Premio Strega nel 1995, un anno dopo la sua morte. “È già un miracolo – ha continuato Pannella, parlando proprio del Premio Strega – che una Maria Teresa Di Lascia abbia vinto quel premio. Io stesso non ero mai andato prima allo Strega, né ci sono più tornato dopo. E in quell’occasione, non ho potuto evitare di dire che non è stato il Premio Strega, in sé, a spingermi a venire, ma una strega vera e propria, com’era lei. Solo lei poteva fare cose del genere”.
L’attuale deputato radicale al parlamento europeo poi, che nei primi anni ‘80 ebbe come vicesegretaria del partito proprio la Di Lascia, ha parlato anche di Rocchetta Sant’Antonio e del rapporto di odio e amore che c’era tra la scrittrice e il suo luogo di nascita. “Contrariamente a quanto è stato detto – ha dichiarato Pannella – a proposito dell’anticonformismo di Maria Teresa e di come era vista dai suoi compaesani, io sono convinto che a Rocchetta fossero fieri di lei anche prima che vincesse il Premio Strega, il quale probabilmente di per sé non ha detto troppo alla stessa Rocchetta. Si sapeva che c’era questa ‘figlia del luogo’, della tradizione, della cultura di Rocchetta e questo li rendeva felici. Anzi – ha aggiunto – sono sicuro che siano state proprio le vecchie ‘nonne del Sud’ ad averci sostenuto di più, soprattutto durante le lotte per l’aborto. Nei paesi spesso mancava il veterinario e questo era un guaio per il bestiame; così come mancava il medico condotto o la farmacia. Ma la ‘mammana’ non mancava mai e le nonne cattoliche hanno riconosciuto la storia, e il valore di Maria Teresa. Hanno detto: ‘finalmente c’è una di noi che sta riuscendo a fare ciò che nessuno ha mai fatto”.
Infine, Marco Pannella ha sottolineato quanto pesi ancora l’eredità storica di Maria Teresa Di Lascia, riferendosi all’associazione Nessuno Tocchi Caino creata proprio dalla scrittrice rocchettana, la quale si batte in tutto il mondo per l’abolizione della pena di morte. “L’anno scorso – ha detto Pannella – dopo 14 anni di fatica e davanti ad un’assemblea Onu di 192 stati presenti, è stata vinta una battaglia storica con la moratoria contro la pena di morte, grazie a Nessuno Tocchi Caino. Quest’associazione non vuol dire ‘solidarietà a Caino’, ma che, anche per motivi di giustizia, nessuno stato si deve permettere di assassinare perfino Caino. Io credo – ha concluso –che ci troviamo dinanzi ad una clamorosa risposta nel tempo a qualsiasi domanda sull’attività di Maria Teresa.