WESTERN MEAT MARKET (2011)
performance art by Francesca Fini
WMM è una performance con cui voglio raccontare la carne intesa come l'essenza stessa, materiale e fisica dell'altro, lo spazio che occupa, il suo odore nell'aria, e la sua interazione con noi. La carne è fatta di tutto, ed è un conduttore di mondi con i quali cerchiamo una qualche forma di dialogo, di negoziazione. Io racconto questo cortocircuito, il cortocircuito della magia del tocco e del riconoscimento della presenza dell'altro, del mondo, di qualcosa di sfuggente ma innegabile, attraverso l'interaction design. Ho un capo di un elettrodo a basso voltaggio nel braccio, che polarizza tutto il mio corpo, attraversato parte a parte da un flusso di energia a tratti percepibile. L'altro polo dell'elettrodo è fissato alla carta stagnola che riveste il tavolino. Quando tocco la carne, questa fa da conduttore e il circuito si chiude, inviando un segnale a un sintetizzatore digitale che lo traduce in una sinestesia di suoni e immagini grafiche. Così faccio cantare quella carne, un canto che si trasforma in un catalogo di versi degli animali di un ecosistema in declino. Niente può aiutarci in questo percorso di scoperta, in cui dobbiamo avventurarci svuotati e liberi, anche se esorcizziamo il viaggio su un tavolo sorretto da pile di libri.
Nella versione fatta al Macro Testaccio ho deciso di coinvolgere il pubblico, creando una catena umana. L'impulso elettrico viaggia così dal pezzo di carne sul tavolo alle mie mani, attraversando i corpi di tutti. La performance si fa esperienza collettiva della carne, perché tutti siamo tutto nel tutto.
A performance pieces that discovers meat as the very essence, the physical and material of the others, the space they occupy, their smell in the air, and their interaction with us. The meat is a conductor of entire worlds with whom we seek some form of dialogue, of negotiation. I tell this short-circuit, the magic of touch and recognition of the presence of the others, and of something elusive but undeniable, through interaction design. I have a low-voltage electrode in the arm. The other pole is attached to the foil that covers the table. When I touch the flesh, this is a conductor and the circuit closes, sending a signal to a digital synthesizer that translates it into sound. Nothing can help us in this journey of discovery, where we have to venture drained and free, even if you exorcise your trip on a table supported by piles of books.
In the version made at the Macro Testaccio I decided to involve the public, creating a human chain. The electrical impulse travels from the piece of meat on the table to my hands, through the bodies of all the people present. The performance becomes a collective experience of the flesh, because all in all is all we all are.