Il termine sudario fu utilizzato per la prima volta dai soldati romani, che con esso indicavano un sottile pezzo di stoffa con cui si asciugavano il sudore. Successivamente indicò il lenzuolo funebre che velava il volto dei defunti, fino a confondersi semanticamente con la sacra sindone, il panno con cui fu avvolto il corpo di Cristo dopo la sua morte. A prescindere dalle epoche storiche, il suo significato è quindi indissolubilmente legato ai concetti di assorbimento, sofferenza, spiritualità, soglia. Assumendo questi termini come punti cardinali della sua ricerca, il progetto TVFL ha scelto la parola “SUDARIO” per indicare i propri lavori collettivi. Va inteso come un lenzuolo culturale che si posa di volta in volta su differenti strati e zone del sud (d’Italia, del mondo) e ne assorbe i tratti più stridenti ed assiomatici, restituendone ombre, macchie, pieghe, umori.

SUDARIO 1

Andrea Fasciani_"Buyo"
Filippo Romano_"OltreSud" [Statale 106, Ventre di Fiumara]
Stefano Tripodi_"I basilischi"

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Buyo_Andrea Fasciani

Il Sud Italia contemporaneo, quanto a devastazione ambientale, sociale e culturale, è paragonabile alle più sfrenate fantasie fantascientifiche anglosassoni o nipponiche. E’ l’oasi dei miraggi e delle contraddizioni, dove ogni cosa stride, permane e fermenta. Valori alterati, spiritualità deformi, eccessi abbaglianti, tutto nel Sud contribuisce a generare una fertilità sporca che, lungi dal condurre alla fine del mondo, incarna perfettamente la vita e la luce dell’oggi. L’obiettivo di Buyo è raccontare la normalità ai tempi dell’apocalisse, dove l’assurdità diviene adattamento senza fine, senza scampo.

OltreSud_Filippo Romano

Sono un geografo falsario e sul significato oggettivo della parola sud non ho risposte tangibili, penso sia un luogo fin troppo concreto e perfettamente astratto per essere definito con precisione. Io lo penso spesso come un limbo del continuo ritorno. Il mio ritorno e di quelli che come me hanno radici o sradicamenti da esorcizzare.
Nel tempo ho imparato a amarlo come si ama la propria memoria e detestarlo come si detestano i propri vizi. Il sud è in ognuno di noi siamo tutti a sud di qualcuno cosi come siamo osservatori e talvolta ipocriti moralisti dell’umano e amorevole malcostume altrui.
Statale 106, Ventre di Fiumara e in passato Ferry Boat, Ferry Blue sono i miei “ritorni” sull’asse Jonica delle miei origini, itinerari del sud italiano scelti lungo una traiettoria dove i segni delle civilizzazioni remote si fondono spesso in una violenta autarchia. Luoghi e storie che creano se stessi e simultaneamente distruggono la propria vera identità oltraggiando il senso del presente e il bisogno di futuro.

I basilischi_Stefano Tripodi

I basilischi è un viaggio a sud, dentro una terra, attraversando le mie origini, dentro una parte della mia famiglia. I basilischi è uno sguardo su chi resta, qualunque sia stato il motivo per restare. I basilischi è uno sguardo nomade, un progetto aperto, percorrendo la Lucania nel tempo sulle orme di una resistenza che, restando, fonda l’identità contemporanea della regione. Il sud troppo spesso si lascia, il sud è stato lasciato. Anche la Lucania è stata lasciata, toccata profondamente dalla questione meridionale, dove il cinema e la fotografia hanno cercato l’alterità di un mondo magico e lontano e dove il Neorealismo ha sentito l’urgenza di farne il simbolo dell’arretratezza, per sublimarne i tratti e veicolare un’emergenza. Non voglio parlare di abbandono, di paesi vuoti e desolati. Voglio guardarci dentro e sentirne il pianto, l’urgenza, il rinnovamento.

TVFLCollective©2011
theviewfromlucania.com

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