MEDITERRANEO (2011)
by Francesca Fini

The video is inspired in part to the so-called tragedy of Portopalo, which occurred in 1996 off the coast of Sicily. A sea cart full of immigrants was swallowed by the waters along with the 283 passengers. During the following days, those bodies ended up in the nets of the fishermen of Portopalo. Little by little they were hauled in like tuna and thrown back into the sea. The fishermen feared an investigation by the police, the seizure of their ships and the closing of the area to fishing. And so the town continued to pull in bodies and throw them back into the water, concealing the horrible secret that was revealed through the inquiries of a few zealous journalists.

In the video the details of that terrible event are only the point of departure of a personal journey in which there are no accusations and there are no theories. For this reason I chose a language very distant from that of a news item – a “performative”, strident language that recalls the epic of children's fables, a story told through images. In this story of mine, the informative items are indicative of the iconography of all voyages of hope, in a Mediterranean by now a cemetery and ossuary of thousands of migrants who died in the sea. Mediterraneo is, in fact, a provocation. It was born of the mental short-circuit between the migrant body market and that of “made in china” merchandise. An innocuous, colored object becomes the symbol of the world as a large, globalized discount shop that consumes without distinction people and merchandise. Even my beautiful Chinese lamp, with its pretty false aquarium, is made of bodies, of the blood and sweat of exploitation. The routes of the merchandise and of the bodies are the same – the blood is the same. The ghosts of Portopalo came from India and Pakistan: the fabled Orient of which the cheap industrialized little toy is only a pale evocation. The Mediterranean is the theater of a new slave trade. It is a market where bodies and merchandise are cheated, deceived, consumed and thrown back into the sea.

“A year ago Fortress Europe made a calculation of the deaths in the Mediterranean during the last twenty years. They calculated that there were more than fifteen thousand deaths. From 1988 to today, according to Fortress Europe, the deaths documented in the international press were 12,959, including 4,255 missing. According to data gathered by the observatory, in the Mediterranean and the area of the Canary Islands, 8,354 people have drowned during the last twenty years, including migrants and refugees. Half of the bodies (4,255) have never been found. In the Sicilian Channel between, Libya, Egypt, Tunisia, Malta and Italy, the victims were 2,514, including 1.549 missing. Another 70 people have died sailing from Algeria to Sardinia. Along the route from Morocco, Algeria, western Sahara, Mauritania and Senegal to Spain, by way of the Canary Islands or crossing the Strait of Gibraltar, at least 4,127 people have died, including 1,986 missing. Instead, in the Aegean Sea, between Turkey and Greece, 895 migrants have lost their lives, including 461 missing. Finally, in the Adriatic Sea, between Albania, Montenegro and Italy, in recent years 603 people have died, including 220 missing. In addition, at least 597 migrants have drowned along the route of the French island of Mayotte, in the Indian Ocean. And then there is the cemetery in the Sahara, the sea of burning sand, that has swallowed up many more. All this data precedes the present crisis. No one knows how many have died in the present emigration. They number more than the inhabitants of a city -- a city of ghosts that Europe does not want to see”. (brogi.info)

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Il video si ispira parzialmente alla cosiddetta "strage di Portopalo" che avvenne davanti alle coste siciliane nella notte di natale del 1996. Una carretta del mare piena di migranti venne inghiottita dalle onde, portandosi dietro 283 persone.
Quei corpi, nei giorni successivi, finiscono nelle reti dei pescatori di Portopalo. Poco alla volta vengono pescati come tonni e ributtati di nuovo in mare. I pescatori temono l'indagine della polizia, il sequestro delle navi, la chiusura dello spazio di pesca. E così il paesino continua a ripescare cadaveri e a rigettarli in mare, mantenendo sigillato l'orribile segreto, svelato in seguito dalle inchieste di alcuni appassionati giornalisti.

Nel video i dettagli di quella terribile vicenda del 1996 sono solo il punto di partenza di un viaggio personale in cui non ci sono accuse e non ci sono teoremi. Ho scelto proprio per questo un linguaggio lontanissimo da quello della cronaca. Un linguaggio performativo e stilizzato, che ricorda l'epica delle fiabe infantili. In questo racconto le informazioni diventano i segni dell'iconografia di tutti i viaggi della speranza, in un Mediterraneo oramai cimitero e ossario per migliaia di migranti morti in mare.
Mediterraneo è infatti una provocazione. Nasce dal cortocircuito mentale tra il mercato dei corpi dei migranti e quello delle merci "made in china". Un oggetto innocuo e colorato diventa il simbolo del mondo come grande discount globalizzato che consuma senza distinzione persone e merci. Anche la mia lampada cinese, con il suo grazioso acquario finto, è fatta di corpi, di sangue e sudore, di sfruttamento.
Le rotte delle merci e dei corpi sono le stesse, il sangue lo stesso.
I fantasmi di Portopalo, venivano dall'India e dal Pakistan: l'oriente fiabesco e allargato delle "cineserie" di cui il giochino industrializzato e a poco prezzo è solo una pallida evocazione. Il Mediterraneo è il teatro di un nuovo commercio di schiavi. Un mercato che corpi e merci truffa, imbroglia, consuma e rigetta in mare.

"Un anno fa Fortress Europe fece un calcolo dei morti del Mediterraneo in oltre venti anni anni. Il calcolo superò quota quindicimila morti. Dal 1988 ad oggi secondo Fortress Europe i morti documentati sulla stampa internazionale sono stati 12.959, tra cui si contano 4.255 dispersi. Secondo i dati raccolti dall’osservatorio, nel Mediterraneo e verso le Canarie sono annegate 8.354 persone tra migranti e rifugiati negli ultimi vent’anni. Metà delle salme (4.255) non sono mai state recuperate. Nel Canale di Sicilia tra la Libia, l’Egitto, la Tunisia, Malta e l’Italia le vittime sono 2.514, tra cui 1.549 dispersi. Altre 70 persone sono morte navigando dall’Algeria verso la Sardegna. Lungo le rotte che vanno dal Marocco, dall’Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal alla Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra sono morte almeno 4.127 persone di cui 1.986 risultano disperse. Nell’Egeo invece, tra la Turchia e la Grecia, hanno perso la vita 895 migranti, tra i quali si contano 461 dispersi. Infine, nel Mare Adriatico, tra l’Albania, il Montenegro e l’Italia, negli anni passati sono morte 603 persone, delle quali 220 sono disperse. Inoltre, almeno 597 migranti sono annegati sulle rotte per l’isola francese di Mayotte, nell’oceano Indiano. E poi c’è il cimitero del Sahara, il mare di sabbia rovente, che ne ha inghiottiti chissà quanti. Tutti questi dati sono precedenti l’attuale crisi. Nessuno sa quanti sono i morti dell’emigrazione oggi. Sono più degli abitanti di una città, una città di fantasmi che l’Europa non vuol vedere." (brogi.info)

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