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1. RADICI O STRADE?Voci e percorsi dei giovani di Collepasso.
3 months ago
"Radici o strade?voci e percorsi dei giovani di Collepasso" è un video-documentario etnografico realizzato da Federica Caponnetto per la tesi di laurea magistrale in studi geografici e antropologici.
La tesi dal titolo "L' identità fra tradizione e mutamento: giovani di Collepasso, Salento" è basata sulle video-interviste fatte ad alcuni ragazzi di un paese del Salento e affronta la tematica dell' identità culturale legata al luogo in cui ciascuno di noi nasce e cresce.
Sono qui raccolti i momenti più salienti delle interviste.
Buona visione.

“L’identità fra tradizione e mutamento: i giovani di Collepasso,
Salento”

Conclusione
di Federica Caponnetto

Nell’arco di tempo in cui ci siamo dedicati alla stesura di questo elaborato, non poteva
sfuggirci come la parola identità, a partire dagli ultimi mesi del 2010 e per buona parte
del 2011, sia stata una delle più gettonate nelle orecchie e nelle bocche degli italiani.
Sembra, infatti, che le celebrazioni del cento cinquantesimo anniversario dell’Unità di
Italia, tutto d’un tratto, abbiano risvegliato e rinvigorito nei suoi cittadini quel
sentimento di appartenenza identitaria a quell’ampia comunità che costituisce una
nazione. Bandiere e coccarde tricolori ovunque: per le strade della capitale, ma anche
sui balconi e finestre del più piccolo paese; sulle giacche dei conduttori televisivi, così
come sugli indumenti della gente comune; sulla schermata della pagina web di Google
Italia e nelle icone dei profili personali dei social network. Italiani che si riscoprono
italiani, grazie anche all’aiuto dei media, in particolare della televisione, nel rispolverare
gli scaffali di una memoria storica collettiva, per lungo tempo confinata nei manuali
scolastici che molti di noi hanno da tempo chiuso e riposto in chissà quale angolo della
cantina. Italiani che riscoprono la bellezza di emozionarsi nel cantare e ascoltare l’inno
di Mameli, non più solamente in occasione di particolari “momenti storici sportivi”,
come la vittoria nella nazionale azzurra ai mondiali di calcio, per esempio. Italiani così
uniti nel celebrare la propria patria, eppure tanto diversi nei modi di parlare, di cucinare,
di atteggiarsi, di essere.
Una nazione può mettere a disposizione tutti gli strumenti simbolici necessari a
infondere nei suoi abitanti il desiderio di immaginarsi parte di una comunità composta
da individui fisicamente lontani che non potranno mai conoscersi reciprocamente, ma
non potrà mai annullare le diversità antropologicamente costituite in ogni angolo del
territorio che i suoi confini delineano.
Le persone nascono, crescono e si spostano in precisi luoghi, assorbendone i tratti
culturali specifici che derivano dall’interazione tra l’uomo e il suo ambiente.
Nei fatti, l’identità personale di cui ciascuno è portatore non è che la sommatoria delle
esperienze delle diverse realtà sociali acquisite nel corso della propria vita. Dunque, non
si tratta di un entità monolitica, che ci è data sin dalla nascita ma consiste in una
costruzione in costante evoluzione.
A seconda delle strade che percorriamo, delle persone con cui socializziamo e degli
spazi fisici e sociali che il nostro corpo esperisce, ciascuno sarà portato a identificarsi in
una pluralità di comunità che si sovrappongono, più o meno coerentemente.
Ci si può identificare in una nazione, così come ad una comunità religiosa, politica,
sportiva; nello stesso tempo, i luoghi di cui abbiamo fatto esperienza, come ad esempio
quello in cui siamo nati e cresciuti, quello in cui viviamo, quello in cui abbiamo
trascorso una parte della nostra esistenza incidono, anche se in misura relativamente
diversa, sul modo di percepire la nostra identità, in quanto insieme composito di più
elementi che ci distinguono da taluni e ci accomunano ad altri.
D’altro canto, è attraverso la socializzazione, il contatto con l’altro, che sin dall’infanzia
prende forma il nostro particolare habitus: stile di vita, gusti estetici e alimentari non
sono che la manifestazione di quell’insieme di atteggiamenti, attitudini che
incorporiamo nella conoscenza dei modelli di realtà che il nostro habitat sociale e
culturale ci propone costantemente.
Quindi, quanto più ci apriamo al mondo, tanto maggiore sarà la nostra capacità di
immaginare la nostra identità come qualcosa in continuo cambiamento.
Benché, il posto in cui si nasce e ci si trascorre i primi anni di vita possa costituire
ancora per molti il luogo a cui ci si sente di appartenere e nel quale si ritene che
affondino le proprie radici, il nostro essere contemporanei in un’epoca caratterizzata da
un frenetico e inarrestabile movimento di capitali, merci, culture, persone e
informazioni, principalmente prodotto dell’avanzamento tecnologico nei sistemi di
comunicazione globali, dona maggiore complessità alla questione identitaria.
Nel surmoderno mondo inquieto ed “eccessivo” in cui ci troviamo a vivere oggi,
guidiamo auto tedesche, indossiamo vestiti spagnoli, usiamo cellulari svedesi e
giochiamo a videogiochi giapponesi su computer americani. Eppure, pare che sia
proprio il consumo di merci, di cui ignoriamo la provenienza, il principale mezzo che
oggi disponiamo per esprimere agli altri e a noi stessi la nostra identità. L’obbligo
imperante a cui siamo di continuo sottoposti ci richiede di esibire, ogni qualvolta risulti
necessario, una nostra precisissima identità, sia privata che pubblica, che non dipende
più tanto da ciò che facciamo, dal nostro lavoro o dai nostri personali interessi, ma da
come ci rappresentiamo di fronte agli altri.
Come suggerisce il messaggio veicolato dalla televisione, “Basta apparire”. Nondimeno,
se si desidera stare “al passo coi tempi”, occorre anche avere “un profilo” e mostrarsi
presenti nella rete sociale del mondo virtuale.
Ma in questo ossessivo tentativo di mettere in vetrina il nostro essere, ci siamo mai
fermati a chiederci chi siamo veramente?
Il gruppo di giovani uomini e donne che abbiamo intervistato nel corso della nostra
indagine etnografica “alla ricerca dell’identità” in un piccolo paese del Sud Italia,
sembrino avere un’idea ben precisa riguardo alla questione appena esposta.
E’ nei loro stessi discorsi sul passato e sul presente del luogo in cui sono cresciuti che
traspare la loro consapevolezza di essere quello che sono: la lingua che parlano i loro
genitori e i loro amici, l’odore della terra dei campi coltivati e delle foglie di tabacco
stese a seccare per le strade, il sapore del vino nuovo bevuto a San Martino e delle
pittule mangiate il giorno dell’Immacolata. Sono il rumore del loro mare e il silenzio del
loro paese nelle giornate d’inverno; la musica dei tamburelli e la musica che essi stessi
creano. Sono l’incontrarsi al castello nelle sere d’estate e il connettersi alla rete per
incontrare gli amici lontani su Facebook.
Sono giovani in cammino verso l’età adulta che costruiscono la loro identità con la con
la voglia di percorrere nuove strade, ma con la certezza di non spezzare mai quel filo
che li mantiene legati alla propria terra.
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  • Uploaded Fri November 11, 2011
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