In Casale Monferrato (northern Italy) the multinational company Eternit celebrated in the last century a prosperous marriage, which lasted eighty years, between cement and asbestos, material traditionally regarded as "undestroyable". But the workers of the company, who have worked hard and with few rights to make possible the ceremony, and the citizens of Casale, the wedding guests with promises of development and wealth, had not been informed that the bill was on them and was to be paid with their illness and death, because of the asbestos fibers scattered in the air. Someone knew, but he preferred the silence so as not to spoil the party.

The documentary is based on the memory of workers, trade unionists, doctors and citizens of Casale who fought to liberate everyone from a danger as fine as dust, but terribly lethal. Although the asbestos-cement factory is closed since 1986 and the city's air is now clean, the area is heavily polluted and a terrible legacy continues to weigh on the citizens: the account of deaths from diseases caused by asbestos continues to grow year year. Bringing that threat in their lungs, these people have made a fundamental contribution to the banning of asbestos in Italy and are now calling for the ban of production and use in all countries, the reclamation of their territory and the condemnation of the major responsibles of this tragedy.

The narrative ends with the launch, in 2004, of a complaint to the judiciary on the basis of which a great criminal trial was prepared in Turin against the billionaire owners of the Eternit Louis De Cartier De Marchienne (Belgium) and Stephan Schmidheiny (Switzerland).

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The film (60 mins., English title “Undestroyable”), was directed by me and co-produced with MonFilmFest (Vignale Monferrato, AL) in 2003-2004; video shooting and sound recording were made by me and Federico Triulzi (cameras: Canon MVX1i and Sony PD100; external microphone: Canon DM-50); the film was edited, in progress, by Federico Triulzi, Barbara Faonio and me. The musics were taken from the CD “Overground” by Alessandra Celletti (Bleriot, 1997).

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A Casale Monferrato una ditta della multinazionale Eternit ha celebrato nel secolo scorso un prospero matrimonio, durato ottant’anni, tra il cemento e l’amianto (o asbesto), materiale tradizionalmente considerato "indistruttibile". Ma gli operai della ditta, che hanno lavorato duramente e con pochi diritti per rendere possibile la cerimonia, e i cittadini di Casale, invitati alle nozze con promesse di sviluppo e ricchezza, non erano stati informati che il conto era a carico loro e si pagava con la malattia e la morte, a causa delle fibre di amianto sparse nell’aria. Qualcuno sapeva, ma ha preferito il silenzio per non rovinare la festa.

Il documentario è basato sulla memoria dei lavoratori, dei sindacalisti, dei medici e dei cittadini di Casale che hanno lottato per liberare tutti da un pericolo impalpabile come la polvere ma tremendamente letale. Anche se la fabbrica di cemento-amianto è chiusa dal 1986 e l’aria della città è ormai pulita, il territorio è fortemente inquinato e una pesante eredità continua a gravare sui casalesi: il conto dei decessi per patologie causate dall’amianto cresce di anno in anno. Portando quella minaccia nei polmoni queste persone hanno dato un contributo fondamentale alla messa al bando dell’amianto in Italia e ora chiedono il divieto della produzione e dell’uso in tutti i paesi, la bonifica del loro territorio e la condanna dei massimi responsabili di questa tragedia.

La narrazione si chiude con l'avvio, avvenuto nel 2004, di un esposto alla magistratura in base al quale è stato istruito a Torino il grande processo contro i miliardari proprietari della Eternit Louis De Cartier De Marchienne (Belgio) e Stephan Schmidheiny (Svizzera).

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Il film (60’) è stato diretto da me e co-prodotto con il MonFilmFest (Vignale Monferrato, AL) tra il 2003 e il 2004. Ho curato la regia; le riprese video e audio sono state effettuate da me e da Federico Triulzi (videocamere Canon MVX1i e Sony PD100, microfono esterno Canon DM-50); il montaggio è stato curato, successivamente, da Federico Triulzi, Barbara Faonio e da me. Le musiche sono tratte dal CD “Overground” di Alessandra Celletti (Bleriot, 1997).

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