BASEMENTS
Massimo Bartolini

28/10/2011 Galleria Massimo De Carlo, Milano

LA STRADA DI SOTTO, 2011
con Don Valentino (Valentino Ricciardi)
riprese e intervista di Mauro Cappotto
durata 20' 30''
dimensioni ambientali
videoproiezione, luminarie, mixer luci

BASEMENT, 2011
bronzo 240x240x60cm

riprese e montaggio
Matteo Frittelli

assistente
Fabrizio Farroni

MATTEOFRITTELLISTUDIO©2012

GH2 hacked | Nokton 25 0.95 | Tokina 11-16 2.8 | dolly | crane

Un lungo racconto si snoda attraverso La strada di sotto. Memorie e immagini riaffiorano in Don Valentino, il Luminarario di Ficarra, ma anche maestro di musica e osservatore sensibile della sua città.
Con un tono limpido e musicale vengono rievocati i giorni memorabili di un'arte che tende a scomparire,
ma anche la figura di Lucio Piccolo, descritto come uomo di cultura e di grande cuore, diverso dal resto della nobiltà, e poi l'esperienza musicale di Verde Collina e l'amarezza per il mondo irriconoscibile e decadente.
Co-protagoniste del lavoro le luminarie, quelle che contraddistinguono le feste popolari e le ricorrenze religiose. Quelle del Luminarario di Ficarra.
Le luminare che dalla posizione idolatra verticale sono adagiate paesaggisticamente in orizzontale sul pavimento si spengono sulle pause di silenzio e si riaccendono sulle parole, affiora il paesaggio umano: l'artista usa lavorare con la luce costruendo dispositivi che mettono in relazione la visione e il suono, a volte azionati dall'uomo altre volte da meccanismi programmati.
Don Valentino parla dei tempi passati, perdona i campieri poco "conciliabili" durante i periodi di povertà e della mancanza di lavoro per i giovani: "il mondo non lo vedo bene, penso ai miei cani – come Lucio Piccolo – e mi creda, una pena enorme più per i cani che per le luminarie, desidero una morte secca senza sofferenza", ma poi c'è spazio per qualche risata fragorosa che spezza l'amarezza. Vengono confermate le qualità umane di Lucio Piccolo, l'esistenza di uomini grandi nell'essenzialità, preoccupati per il domani degli altri.
Intanto Elisa (chi è Elisa? Il cane no) si allontana, l'intervista si conclude allo stesso modo di Una volta trasparente: un cane bianco lascia la scena.

Grazie alla città di Ficarra.

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