Igiene Alimentare

Le parole hanno il fascino del continuo divenire sanno adattarsi ai mutamenti socioculturali, influenzandoli e restandone influenzate a loro volta.

Alcuni termini con il tempo si stratificano di significati e sfumature; di altri invece, perdiamo di vista la struttura originaria, il punto di partenza.

Della parola "igiene", ad esempio, trascuriamo spesso il suo valore curativo, il rapporto che intrattiene tra l'ambiente e la salute. Non è un caso, dunque, che Sergio Fronteddu accosti questo concetto a quello alimentare. Rifacendosi al vecchio adagio "sei quel che mangi", si sofferma a considerare la crescente industrializzazione e alterazione del processo nutritivo, la pericolosa tendenza a scegliere cibi preconfezionati, preferibilmente a basso costo e ad altissimo contenuto calorico. É il volto obeso della crisi economicosociale: il tentativo di risparmiare e, allo stesso tempo, colmare con una ipernutrizione i vuoti affettivi, le insicurezze, le insoddisfazioni. Un percorso di sostentamento e consapevole soddisfazione è stato incrinato, modificato, sporcato. E soprattutto è stato occultato. I problemi di salute sono in aumento (così come lo sono i reality su cliniche dimagranti che spettacolarizzano e al tempo stesso ridicolizzano problemi che causano sofferenza) eppure è come se il problema fosse invisibile. Così lontano eppure così vicino.

La ricerca di Sergio Fronteddu si muove su un doppio filo concettuale, sottile eppure chiaramente visibile: da un lato la riflessione sulle modalità relazionali dell'uomo contemporaneo, sempre più circondato da feticci che lo identificano e proteggono; dall'altra la precisa volontà di segnare, attraverso l'arte, un cammino che sia praticamente ed eticamente più consapevole.

L'utilizzo del sapone, materiale prediletto, porta con se una precisa metodologia che diventa quasi pratica di meditazione e riflessione attraverso la fatica della materia.

É immediato il riferimento alla volontà di modificare lo stato attuale delle cose, di "pulirle", di scrostare lo strato superficiale delle azioni per renderle essenziali. Ma c'è anche un secondo livello di lettura: i cibi che lui confeziona con il sapone non possono essere mangiati. Stimolano in noi un atteggiamento voyeuristico, un godimento estetico che ricorda la reazione alle nature morte fiamminghe: la stessa perfezione, la stessa eleganza, e lo stesso invito alla riflessione. Per declinare ancor meglio questo aspetto, Fronteddu sceglie una modalità installativa dissacrante, spiazzante, accostando prototipi della tradizione alimentare sarda - una selezione di cibi semplici, fatti per durare nel tempo e sostenere nel lavoro fisico - ad una mise en place ricercata, lussuosa quasi. Una soluzione scenografica che segue la falsariga del pensiero moderno basato sull'apparire più che sull'essere… per ribaltarlo, ovviamente. L'arte sembra sorridere e abbassare gli occhi mentre violentemente, ma con eleganza, scardina le basi dei nostri pregiudizi e ci insegna, ancora una volta, a provare sorpresa, ad essere autenticamente vivi.

Sonia Borsato

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