Sicily -
Coinvolto in un vorticoso e abissale susseguirsi di immagini e simboli fortemente crudi, crudeli, il video di M. Ferra non appartiene di fatto al catalogo interminabile cinematografico all’interno del quale si registrano mille variazioni sul tema “ Sicilia “, che essenzialmente espongono alla percezione del pubblico l’identica nenia macabra e meccanica di una terra senza lustru.
Oltrepassato l’ambito del realismo, quello della fiction o del ritratto d’autore o del cinema poetico, il video di M. Ferra, dal titolo “ Razze “, cerca una scorciatoia, un’intercapedine, la piu` angusta possibile, per allontanarsi, ripeto, da un in loop interminabile, riuscendo in una particolare sicilianita` nella quale il “ primitivo “ conduce ad un futuro ermetico che comunque non scaturisce dall’eterno masochismo dei siciliani, razza perduta in una terra fantasma.
L’incipit del video, ovvero “ la storia del tubo “, e` di fatto il percorso fetale che incatena l’uomo primitivo futuristico all’uomo primitivo originario, ambedue trattenuti, divorati, digeriti e infine espulsi dall’identico e opposto orifizio simbolico. Cio` che scorre attraverso il tubo, se esca fuori dalla bocca della donna verso il deretano dell’uomo, o in direzione opposta, poco importa, la sostanza ematica invisibile ad occhio nudo, che fluttua da un corpo all’altro, e` ricordo linfatico, pathos onirico che tutto distrugge, che tutto ricostruisce. L’azione - distruzione, la vita - non vita, il ricordo - speranza, ancora una volta il doppio contrario ed equivalente di cui siamo costituiti viene a galla al fine di stabilire una necessaria volonta` di disgregazione, dunque di calma, di riposo, che tristemente rifiuta di attuarsi, sia in se´, sia attraverso la volonta` dell’individuo.
Nel caso di Razze l’individuo “ uomo primitivo “ oltrepassata la sfera della ricerca, misurandosi con il suo doppio, finisce col non riconoscersi, quindi si avvia necessariamente alla perdizione. Razze perdute, titolo originale del racconto di A. Ciaramitaro, dal quale e` stato tratto il video, vuole dimostrare questa tendenza dell’uomo siciliano, o ancora dell’Uomo, di perdersi nel tentativo di cercare una propria, privatissima identita`, che in realta` non esiste, e` puramente fittizia, caduca e infine dolorosa; ma il dolore stesso, superato il limite della fisicita`, si perde anch’esso, inserendosi nel cammino di un corteo funebre a seguito di una bara assente, in un paradosso nel quale la morte segue la morte.
M. Ferra, a mio avviso, riesce a superare tale paradosso dialettico, instaurando in una cornice vorace, un nuovo senso del primitivo, la cui genuinita`, nonostante sanguinolenta, a volte sublime, difficile da raggiungere, si affianca alla speranza di un futuro ancora da inseguire, e comunque verificabile, attuabile.
Il futuro genuino e crudele ipotizzato dal regista in questo video, il futuro della sua ex - terra, di quella che non ha mai accompagnato nessuno nelle proprie idee, piuttosto addossandosi il peso dei fallimenti e delle rinunce, degli inganni e dei dubbi, e` un futuro primitivo che si propone come punto di ripristino oltre il quale i mea culpa vengano disciolti nella fierezza della bestia pura, dell’animale umano che si spinge al di la` degli imbrogli linguistici nei quali la Sicilia si arrovella da secoli.

Actors crew

Vincenzo Schillaci
Milena Blunda
Armida Marabella
Giuseppe Sansone
Giusva Pecoraino
Nike Pirrone
Fiammetta Oliver
Chiara Marasa`
Alice Lonardo

Camera operator Antonio Macaluso
Director of photography Dodo Veneziano/Giuseppe Sinatra
Scenography by Linda Randazzo/Vincenzo Schillaci
Production Nike Pirrone
(Voci campionate) da G. Verga

Production miranfilm produzioni

Thanks to
Comune di Palermo
Assessorato al traffico
Comando Vigili Urbani
Spazio Blanco
Linda Randazzo
Lorenzo Bertuglia
Matteo Bavera
Domenico Pellegrino
Cristina

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