Colpirne 10 per educarne trecentomila...

Se la storia siamo noi e la memoria non è un souvenir
O nessuno o 300mila!
Chi non ha memoria non ha presente ed ipoteca il suo futuro...

Il 13 luglio 2012 è prevista la sentenza di Cassazione che potrebbe confermare le pesantissime condanne, tra i 6 e i 15 anni, a carico di dieci persone, accusate di “devastazione e saccheggio”. I reati contestati sono avvenuti in luoghi e tempi diversi senza connessione fra di loro. L'individuazione degli imputati e' stata casuale e costruita sulla base delle immagini disponibili e in funzione della loro qualita' (riconoscibilita' delle persone filmate). Le indagini che porteranno al rinvio a giudizio di 25 manifestanti cominciano subito dopo il G8, quasi esclusivamente grazie a immagini e video di varia provenienza, diramate a tutte le Digos italiane. Il lavoro è quello di mettere un nome a tutte le facce
possibili...

Chi rompe paga chi uccide no...

Al G8 di Genova l'uccisione di una persona è stata archiviata senza processo e le inusitate violenze compiute da uomini in divisa contro persone indifese, alcune ferite molto gravemente, sono state punite con pene lievi, per lo più coperte dalla prescrizione.
Mentre in appello sono state invece aumentate le pene ai dieci manifestanti accusati di “devastazione e “saccheggio” (art. 419 c.p.). Per la frantumazione di una vetrina della Carige; uno ha avuto dieci anni per aver dato un calcio al vetro già rotto. Per i dieci pescati nel mucchio, in totale, circa 100 anni di carcere...Questa ingiusta e inedita sproporzione, più che a un paese democratico fedele allo stato di diritto,
fa pensare alle sanzioni inflitte dagli stati autoritari contro i dissidenti.

Il reato di "devastazione e saccheggio", art. 419 c.p.- dei delitti contro l'ordine pubblico, introdotto dal codice fascista del 1930, formula disposizioni volutamente vaghe perche' si tratta di "previsioni penali di uno Stato dittatoriale" tese a punire reati politici sovversivi o, comunque, fatti tali da mettere in crisi l’ordine di uno Stato autoritario. Le disposizioni contenute nell'art. 419 del codice penale violano il principio della tassativita' secondo cui ogni fattispecie penale deve essere determinata in modo preciso, affinché risulti rigorosamente stabilito ciò che è penalmente illecito e ciò che non lo è. Che cosa s'intende per devastazione? Cosa s'intende per saccheggio? Che differenza c’è tra furto e saccheggio? E tra devastazione e danneggiamento?

L’unico discrimine tra i delitti di cui all’art. 419 c.p. e le ipotesi delittuose affini consiste nella lesione dell’ordine pubblico: ma questo requisito, oltre a non essere espressamente richiesto dalla norma in esame, si sostanzia in un concetto quanto mai vago e preda di facili strumentalizzazioni politiche.
Al di la' della eccezione "minima" dell'ordine pubblico inteso come sicurezza ed incolumita' dei cittadini, cioe' in chiave materiale, il riferimento e' ad "un'ordine pubblico ideale" assolutamente indeterminato e che pertanto si presta ad essere manipolato per finalita' di pura repressione del dissenso politico.

Il reato non e' formulato nei termini di un tipico reato associativo: non si richiede espressamente la presenza di più persone, eppure sembra “ovvio” che una persona singola non possa commettere una devastazione o un saccheggio. Il turbamento dell’ordine pubblico si verifica evidentemente quando non si tratta di autori o di azioni isolate, ma quando il numero degli agenti e degli episodi di danneggiamento e di furto, le modalità violente di questi, i risultati quantitativi e qualitativi in termini di distruzione e di depredazione appaiono cospicui (cfr. Cass. 25/1/1973 n. 4135, Azzaretto). Eppure come scrivono gli stessi PM Canepa e Canciani, il riferimento al Blocco Nero o ai Black Block (BB) avviene negli atti del processo "per semplicità di riferimento" da parte delle fonti di prova acquisite e non perché sia stato svolto uno specifico accertamento circa l’esistenza di una organizzazione così denominata e sui suoi appartenenti... "Al Blocco Nero si può fare riferimento ai fini di questo procedimento solo nella misura in cui le prove raccolte consentono di individuare un gruppo piuttosto nutrito di manifestanti caratterizzati dal travisamento, dal colore nero prevalente nell’abbigliamento, dall’uso di segni distintivi, striscioni, bandiere di colore nero, dalla condotta altamente distruttiva di strutture dell’arredamento urbano, di esercizi commerciali, uffici ed autoveicoli..."

Gli elementi che integrano il reato sono: l'ordine pubblico messo in crisi e il danneggiamento ripetuto di beni, anche tramite compartecipazione psichica tra gli imputati. In pratica, non occorre aver effettivamente "devastato", ma è sufficiente essere presente mentre gli altri devastano. Il giudice (cass.pen.sez.1,5 aprile 1993, in Cp 1004, 2982) nel ritenere tale tipo di concorso nel reato e' tenuto a precisare sotto quale forma esso si sia manifestato, indicando gli elementi di prova a riguardo. Insomma e' necessario dimostrare che senza l'opera di "determinazione o di rafforzamento psicologico del partecipe il reato" il reato non sarebbe stato commesso dall'istigato.
"A integrare il concorso non e' sufficiente la connivenza o la adesione psichica, anche se manifestata a chi commette materialmente il reato" (Cass. sez. III, 26 marzo 2003, n. 23916)...

Come si definisce la "modalità del concorso morale" nel reato? Se risulta giustificato rispetto ad alcune fattispecie criminose come, ad esempio, la violenza sessuale di gruppo ex art. 609 octies c.p.),
sembra condurre a conseguenze assurde in una situazione come quella degli scontri avvenuti al G8 di Genova nel 2001. Chi era semplicemente presente è per ciò stesso concorrente morale? Anche se non ha materialmente fatto nulla? Anche se non poteva andarsene da nessun altra parte (né del resto vi era tenuto per legge)?

L'art. 419 del codice penale è stato approvato in epoca fascista, da parte di un regime autoritario disposto sistematicamente a sacrificare le garanzie individuali per il mantenimento dell’ordine dittatoriale e i suoi evidenti profili di incostituzionalità dovrebbero suggerirne l’abrogazione, un’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale. Invece...

I dieci imputati di devastazione e saccheggio vengono usati come espiatorio per tutto quello che fu Genova 2001. Per lo Stato evidentemente "Giustizia e' fatta": anche se non c'e' stato un processo per l’uccisione di Carlo Giuliani (archiviato dal Gip); anche se non si sono celebrati i processi per i responsabili delle principali violenze di piazza (cariche di Tolemaide, Manin, corso Italia); anche a ad oggi manca la previsione legislativa del reato di tortura; anche se manca ancora una legge che preveda per le forze dell'ordine l'obbligo rammostrare il tesserino identificativo nominativo (magari incorporato alla divisa)... "Giustizia e' fatta" perche' si è usato un reato desueto (art.419 c.p. devastazione e saccheggio) per condannare a pene molto alte (fino a 15 anni) imputati che non hanno provocato danni alle persone mentre non meno di 300 denunce presentate da cittadini per gravi violenze subite in manifestazione sono rimaste senza risposta per l’impossibilità di identificare i singoli responsabili...

Quando lo Stato non e' piu' in grado di governare la complessita' sociale si affida alla magistratura.
Morale e legge si confondono e la giustizia diventa un'istanza quasi clericale che indica "il bene e il male" dentro una societa' che si e' decomposta da tempo. In Italia e' difficile stabilire dove finisce lo Stato-etico e dove comincia lo Stato-di-diritto.
Il "nuovo corso della giustizia" moltiplica i reati dai contorni indefiniti, mentre il principio della legalita' e della stretta interpretzione della legge e' annullato.

Sono i giudici a stabilire a posteriori, secondo le esigenze politiche del momento, se un comportamento e' un crimine e di che entita'. Il giudizio allora non puo' che essere un giudizio morale e politico sulle intenzioni o sull'etica delle persone di volta in volta messe alla sbarra. La magistratura si trasforma cosi' in una "magistratura del soggetto", chiamata sempre piu' frequentemente a pronunciarsi sulle "intenzioni" della persona piuttosto che sul reato effettivamente commesso. Lo Stato aggrappato ai suoi giudici e alla sua polizia mette in scena il dramma "della guerra del bene contro il male". Banche, fondi pensione, hdge founds, assicurazioni, societa' finanziarie dall'alto della loro esistenza quasi metafisica approvano questa guerra, applaudono alla restaurazione della morale della polizia che non ha, per definizione, nessuna competenza in materia di poverta' e di sfruttamento. Il proletariato, con ogni mezzo e con condanne esemplari, deve essere educato alla disciplina del nuovo mercato del lavoro precario. L'indignazione morale delle classi medie che precipitano nel vortice della crisi economica deve essere soddisfatta. La fiducia dei "sinceri democratici" nelle istituzioni e nella polizia deve essere ristabilita: Allora il dramma di Genova 2001 si trasforma in una tragica farsa: da un lato processi apparenti, apparenti per prescrizione-indulto-clemenza, contro le forze dell'ordine, dai quali scompare ogni responsabilita' politica dei vertici dello Stato e dall'altra la condanna esemplare di 10 persone, i capri espiatori dei fatti di Genova 2001. I "cattivi" finalmente saranno puniti...

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