C’è chi ha visto in questo corto significati nascosti di carattere filosofico, chi una parabola sull'avidità umana, chi un’opera d’arte allo stato puro, chi semplicemente uno spassosissimo cartoon, e un tal Steven Spielberg ha dichiarato che si tratta del Quarto potere dei film animati. Fatto sta che ci troviamo innegabilmente di fronte a un capolavoro animato, unico nel suo genere e manifesto programmatico del GENIO di Chuck Jones. La storia, semplice e lineare ma geniale nella messa in scena, racconta di un ometto che trova nella pietra angolare di un edificio in demolizione quello che sembra un normale ranocchio. Dopo aver scoperto con stupore che questo ranocchio è in grado di cantare e ballare, l’uomo pensa di sfruttarlo per diventare ricco e famoso, ma purtroppo il ranocchio si esibisce solo davanti a lui. C’è poco da dire sulla perfezione artistica di questo cartoon, in cui Jones dimostra una padronanza eccellente dei tempi comici rendendo ogni scena esilarante, giocando molto sull’espressività dei personaggi, esasperata da un design estremamente stilizzato e caricaturale e allo stesso tempo piacevolissimo: fenomenali in tal senso la faccia sgomenta dell’uomo davanti all’impresario quando la rana si rifiuta di esibirsi, e soprattutto l’espressione dell’animale mentre gracida. Il gioco delle espressioni diventa fondamentale poiché il corto è interamente privo di dialoghi, eccettuate ovviamente le canzoni della rana, che spaziano dalla musica popolare anni Venti (Hello Ma Baby, I’m Just Wild About Harry) all’opera lirica (Largo al Factotum dal Barbiere di Siviglia), passando per una canzone composta per l’occasione da Milt Franklyn e Michael Maltese, The Michigan Rag. E attenzione al finale, manco a dirlo assolutamente geniale, che è effettivamente un finale… solo in apparenza. Lo spassoso protagonista anfibio, divenuto subito una “celebrità” pur nascendo come personaggio one-shot (usa e getta), qui non ha un nome, ma sarà battezzato in seguito dallo stesso Chuck Jones “Michigan J. Frog” (dal titolo della canzone da lui cantata nel corto, The Michigan Rag). Tale personaggio è modellato sulla figura dello storico entertainer di inizio ‘900 Bert Williams, e a prestargli la voce è probabilmente il baritono e cantante di nightclub Bill Roberts. Michigan J. Frog non comparirà più in nessun altro corto della serie classica: bisognerà attendere il 1995 perché il suo creatore lo recuperi nello short Another Froggy Evening, a dire la verità non troppo riuscito. Avremo poi un piccolissimo cameo in From Hare to Eternity (1996) e svariate apparizioni nelle varie serie animate Warner (da Tiny Toons ai Misteri di Silvestro e Titti, passando per Animaniacs e Duck Dodgers, fino al nuovo Looney Tunes Show) e nei lungometraggi (Space Jam, Back in Action). Tornando al corto, è importante notare la sua inclusione prima nella classifica dei 50 Greatest Cartoons di Jerry Beck (1994) al quinto posto, e poi nel National Film Registry (nel 2003), il prestigioso archivio di film scelti dal National Film Preservation Board degli Stati Uniti per la loro conservazione nella Biblioteca del Congresso. Tanto di cappello al signor Jones.

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