ICONOCLASTI!
il sorriso del Buddha

Una produzione Lab 80 film, un film di Alberto Valtellina, probabilmente l’ultimo film di Alberto Valtellina.

Le note scritte di seguito sono una bozza molto approssimativa per l’inizio della produzione del filmato che, attraverso un tentativo di “slalom” tra la goliardia, il punk educato e un paio di pensieri espressi in modo un po’ serio, sia il pretesto per una riflessione sull’utilità o l’inutilità di disseminare le montagne di simboli, icone, lapidi e memorabilia.
1. Prologo
La salita al Pizzo Badile per la posa del budda è ricostruita attraverso una breve animazione. La tecnica è inusuale: tempere diluite e computer grafica, con After Effects, a cura di Francesco Scarponi, perugino, matematico e disegnatore.
2. Cosa ne pensa il dio
«L'alone leggendario che circonda la Besimauda fu probabilmente generato nei secoli più lontani anche dalla propensione delle sue rocce ad attirare i fulmini, che durante i temporali estivi pare si scarichino frequentemente sui suoi pendii. Tristemente nota è in questo senso la tragedia del 1960, quando durante una cerimonia religiosa un fortunale si abbattè improvvisamente sulla montagna provocando la morte di quattro giovani e il ferimento di una ventina di persone». (tratto da internet, da notare che la medesima storia è copiata identica su numerosi siti).
Il mistero è ancora più strano e inquietante: l’informazione sulla tragedia della Besimauda (o Bisalta) mi era giunta in modo diverso da un amico di Boves, il paese dominato dalla montagna. Pare che in precedenza un fulmine, appunto, avesse distrutto la grande croce posta sulla vetta orientale: Bisalta perché due volte alta, cioè con una vetta bifida. A Boves si erano dati da fare e avevano raccolto offerte. Costruita la nuova croce, il 3 luglio del 1960 si radunò presso la vetta una grande folla per l’inaugurazione, era presente anche il Vescovo di Mondovì. Il temporale fu improvviso e non lasciò scampo. È strano che questa versione, comprovata ma non ufficiale, non abbia fatto nascere le opportune riflessioni. Meno strano è che le istituzioni abbiano preferito consegnare alla storia l’altra versione, imprecisa e lacunosa. Circa i simboli religiosi dispersi per il mondo il dio si era espresso in modo chiaro. Per due volte. Ma ancora oggi sulla Bisalta c’è un’alta croce.
3. Immagini
Buio. Rumore di passi, una torcia elettrica, forse una pila frontale, illumina per un attimo una piccola statua, una madonnina. Nel buio si sente un colpo, poi un altro, rumore di cocci che cadono, rumore di passi veloci, risate soffocate.
4. Interviste mai! (take one)
A Milano, presso l’Accademia di Brera, incontriamo i restauratori, ci mostrano i pezzetti della statua del budda recuperati sotto la cima del Pizzo Badile. Chiediamo ingenuamente quali siano le possibilità di riavere l’opera intera. Qualsiasi cosa rispondano, sarà per noi ottima.
5. Interviste mai! (take two)
Incontriamo Jacopo, chiediamo che ci mostri le immagini del recupero dei brandelli del budda, andiamo con lui in Val di Mello, se necessario arrampichiamo perfino (o per finta...). Immagini di Jacopo mentre chiarisce quale fosse l’intento suo e del gruppo di amici quando è stato portato il budda sul Badile.
6. Interviste mai! (take three)
Abbiamo bisogno di conferme, di certezze, cerchiamo qualcuno che ci dica cosa è giusto e cosa è sbagliato. Chiediamo (in ordine casuale) a preti, ambientalisti, docenti, rappresentanti delle istituzioni, scienziati forestali, geologi, naturalisti, filosofi, teologi e cartografi, chiediamo un parere, non vincolante, il nostro è irrilevante, siamo solo documentaristi: documentiamo.
7. Finale: épater le bourgeois
Una biancaneve di gesso, una di quelle statuette da giardino, su un fondale nero. Un alpinista pendola al rallentatore su una parete, viene verso la telecamera, brandisce un martello, forse sogghigna. La biancaneve riceve una martellata e va in mille pezzi. La stessa sorte per qualche nanetto, per qualche david, qualche cerbiatto, eccetera. Immagini dell’alpinista che pendola sono montate alternate con la distruzione delle statuette, in modo anche piuttosto ampolloso, si tratta evidentemente di un presuntuoso rifacimento del finale del Dottor Stranamore di Stanley Kubrick...
Un gruppo di goliardi, preferibilmente ubriachi, canta:
We'll meet again, don't know where, don't know when,/But I know we'll meet again, some sunny day./Keep smiling through, just like you always do,/'Til the blue skies drive the dark clouds far away./So will you please say hello to the folks that I know,/Tell them I won't be long./They'll be happy to know that as you saw me go,/I was singing this song./We'll meet again, don't know where, don't know when...
8. Cartello
Terminata la canzone e le martellate, appare un cartello:
«Durante la produzione di questo filmato non sono stati distrutti simboli religiosi».

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