Le nostre primissime esperienze in diretta ... Safia e Habiba a Istanbul 04-2013

l'Ebru assomiglia alle copertine di quei vecchi libri rilegati con la carta marezzata ma anche se si tratta della stessa tecnica, come si è detto, i presupposti sono profondamente diversi.
In Turchia, nell'ambito del sufismo, l'ebru ha assunto la dimensione di una forma di meditazione. E Fakih ce ne rende compartecipi permettendoci di assistere alla creazione delle sue opere.
L’ebru – spiega Fakih – non ha figure, è una struttura decorativa molto semplice che non contempla immagini come nel caso dell'arte figurativa. Ma ciò non significa che la sua tecnica sia facile da eseguire, perché si tratta di creare un rapporto di equilibrio che tenga conto di diversi parametri. Vi sono infatti molte variabili da armonizzare e se non si riesce a farlo non si otterrà mai il risultato desiderato. Mentre ci fa vedere alcuni esempi del suo lavoro puntualizza come questa tecnica si sia raffinata ed evoluta nel tempo.
I sufi – spiega – pensano che le cose che avvengono dentro la vasca siano un esempio delle dinamiche dell'universo. Quando si comincia a fare l'ebru – continua – si instaura un rapporto molto intenso tra l'artista e la vasca su cui opera. Per spiegarci cosa intende racconta del suo maestro che sapeva non solo riconoscere senza incertezze a quale allievo appartenesse ogni ebru ma riusciva perfino indovinarne l'umore attraverso l'opera. L'ebru – argomenta – è come uno specchio in cui si riflette l'animo dell'artista: felicità, tristezza e ogni emozione vengono riprodotte nella sua composizione. I sufi amano molto questa metafora – conclude Fakih – perché pensano che Dio abbia creato tutto l'universo come uno specchio attraverso il quale mostrare la sua bellezza.
Tutte le arti praticate dai sufi non solo si completano reciprocamente ma sono anche il riflesso della vita dell'uomo che si esprime volta a volta attraverso il suono, la danza o l'immagine. Quando si compone un'opera nella vasca dell'ebru si sa che è impossibile rifarne una uguale: il disegno che si genera è come le impronte delle dita di una persona. Ogni ebru è unico e irripetibile perché anche se l'artista sceglie i colori e li spruzza sulla superficie dell'acqua non è lui a decidere il risultato. Il maestro esercita la propria volontà nel comporre il disegno ma a deciderne la forma non è lui bensì la vasca. I sufi utilizzano questa immagine come metafora del libero arbitrio, del rapporto tra la libertà degli uomini e la volontà divina. Per quanto si possa essere preparati, nell'arte dell'ebru l'ultima parola spetta sempre alla vasca – commenta Fakih – così come accade anche nella vita.

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