Gustav Mahler (1860 - 1911), ‟Das Lied von der Erde”. Eine Symphonie für eine Tenor und eine Alt (oder Bariton), Stimme und Orchester (‟Il canto della terra”. Una sinfonia per tenore e un contralto, o baritono, voce e orchestra), su testi di poeti cinesi tradotti da Hans Bethge (1876 – 1946), ‟Die chinesische Flöte”, Insel, Leipzig 1907. Prima esecuzione: Sarah Cahier (contralto), William Miller (tenore), Konzertvereins-Orcheste, direttore Bruno Walther, Tonhalle, Monaco di Baviera 20 novembre 1911. VI ʻDer Abschiedʼ (ʻL’addioʼ, da Meng Hao-jan e Wang Wei). Anna Larsson: contraltalto, Royal Concertgebouw Orchestra, direttore: Fabio Luisi, Gewandhaus, Lipsia 22 maggio 2011.
ʻL‘addioʼ
‟ Se ne va il sole, dietro la montagna.
In ogni valle scende la sera
con le sua ombre, che tanto rinfrescano.
Guarda! Come una barca d’argento, dondola
la luna sull’azzurro lago del cielo.
Sotto il soffio di un vento sottile
spiare dal buio gli abeti.
Il ruscello canta, pieno di armonie, attraverso l’oscurità.
I fiori impallidiscono nell’imbrunire.
La terra respira, tutta pace e sonno.
Ogni desiderio ora vorrebbe sognare,
gli uomini, stanchi, camminano verso casa,
per ritrovare, nel sonno, felicità
e giovinezza dimenticate!
Gli uccelli fanno silenzio, appollaiati sui loro rami.
Il mondo si addormenta!
Spira aria fresca all’ombra dei miei abeti.
Qui, fermo, aspetto in ansia il mio amico;
lo aspetto in ansia, per l’ultimo addio.
Come desidero, amico, al tuo fianco
godere la bellezza di questa sera!
Dove indugi? Mi lasci a lungo solo!
Io vago su e giù con il mio liuto
su sentieri di morbida erba gonfi.
O bellezza! o mondo, d’amore
e di vita eternamente inebriato!

Scese da cavallo, e gli offrì il bicchiere
dell’addio. L’altro gli domandò quale fosse
la sua meta, e perché dovesse esser così.
Egli parlò, e la sua voce era velata: «Amico mio,
in questo mondo non mi ha arriso la fortuna!
Dove vado? Vado a vagare sui monti.
Cerco pace al mio cuore solitario.
Vado via, torno in patria, il mio sito.
Mai più di lì mi muoverò per andare lontano.
Tace il mio cuore e attende con ansia la sua ora!
La cara terra dovunque
fiorisce in primavera e verdeggia
sempre di nuovo. Dovunque, eternamente
d’azzurro s’illuminano i lontani orizzonti!
Eternamente… eternamente… »”
[Testo e trad. di Quirino Principe in ID., ‟Mahler”, Rusconi, Milano 1983 (I ed.), Appendice D, ‘Testi’, pp. 981 e 983 – tedesco pp. 980 – 982.]

ʻDer Abschiedʼ
‟ Die Sonne scheidet hinter dem Gebirge.
In alle Täler steigt der Abend nieder
mit seinen Schatten, die voll Kühlung sind.
O sieh! Wie eine Silberbarke schwebt
der Mond am blauen Himmelsee herauf.
Ich spüre eines feinen Windes Wehʼn
hinter den dunklen Fichten!
Der Bach singt voller Wohllaut durch das
Dunkel.
Die Blumen blassen im Dämmerschein.
Die Erde atmet voll von Ruhʼ und Schlaf.
Alle Sehnsucht will nun träumen,
die müden Menschen gehʼn heimwärts,
um im Schlaf vergessʼnes Glück
und Jugend neu zu lernen!
Die Vögel hocken still in ihren Zweigen.
Die Welt schläft ein!
Es wehet kühl im Schatten meiner Fichten.
Ich stehe hier und harre meines Freundes;
Ich harre sein zum letzten Lebewohl!
Ich sehne mich, o Freund, an deiner Seite
die Schönheit dieses, Abends zu geniessen!
Wo bleibst du? Da lässt mich lang allein!
Ich wandle auf und nieder mit meiner Laute
auf Wegen, die von weichem Grase schwellen.
O Schönheit! O ewigen Liebens-,
Lebenstrunkʼne Welt!

Er stieg vom Pferd und reichte ihm den Trunk
des Abschieds dar. Er fragte ihn, wohin
er führe und auch warum es müsste sein.
Er sprach, und seine Stimme war umflort: "Du
mein Freund,
mir war auf dieser Welt das Glück nicht hold!
Wohin ich geh? Ichʼ, ich wandre in die
Berge.
Ich suche Ruhe für mein einsam Herz.
Ich wandle nach der Heimat, meiner Stätte.
Ich werde niemals in die Ferne schweifen.
Still ist mein Herz, und harret seiner Stunde!
Die liebe Erde allüberall
blüht auf im Lenz und grünt
Aufs neu! Allüberall und ewig
blauen licht die Fernen!
Ewig... ewig..."

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