IL QUERCIONE DI MUNATA, di Valido Capodarca, il Custode degli Alberi Monumentali d'Italia - The Keeper of the Italy's Monumental Trees Italy

"Il mio paese d’origine, Porchia, si dice sche si regga sulle radici di una enorme quercia abbattuta 57 anni fa.

Porchia è adagiata su un promontorio di arenaria. Sull’estremità destra dove appaiono dei muri di contenimento, inizia un precipizio con un dislivello di un centinaio di metri in fondo al quale scorre il torrente Menocchia. A destra e sinistra di Porchia corrono due fossi con pareti verticali molto profonde, non visibili nell’immagine, che confluiscono insieme nel torrente Menocchia. Il fosso di destra, quello che vediamo dal nostro lato, si chiama Munata. Lì viveva una grandissima quercia che, dal nome del fosso , era chiamata “Lu Cerquò de Munata”. Era collocata circa dove si vede oggi il traliccio di sinistra..., ma con la base molto più in basso nel fosso e la chioma che sfiorava il paese. Non esistendo più foto della pianta, chiesi a mio nonno, per avere un’idea della sua grandezza, di fare un paragone con la non lontana Cerquatonda, una delle più grandi delle Marche. “Vuoi scherzare? - Mi rispose il mitico nonno Pietro –la Cerquatonda sarebbe stata un ramo de Lu Cerquò”.
Nel 1953 l’amministrazio comunale di Montalto Marche decise di farlo abbattere per vendere il legname ai cantieri navali di San Benedetto e ricavare un po’ di soldi per le casse comunali. Per evitare che lu Cerquò, una volta tagliato, precipitasse nel fondo del fosso Munata, venne ancorato a due trattori posti sulla stradina soprastante. Per fortuna, raccontarono i presenti, nello sforzo si ruppero le catene, ché altrimenti i trattori e chi sedeva sopra sarebbero stati trascinati in fondo al fosso insieme alla quercia. La quercia rimase giù, dunque, e per due anni, con prelievi piccoli ma continui, scaldò tutte le abitazioni di Porchia e le scuole di Montalto Passarono gli anni e, quando ormai si stava perdendo il ricordo della quercia,un porchiese decise di fare degli ampliamenti alla sua cantina che si trovava dall’altra parte del paese nel bacino del fosso di sinistra. Scavando, egli si imbatté in alcune radici della grandezza di una gamba umana. Stupito, anche perché nei pressi non c’erano alberi che le potessero giustificare, ne parlò ai compaesani. Alla fine tutti
concordarono che quelle erano le radici de Lu Cerquò che avevano attraversato da parte a parte tutta la collina: l’apparato radicale del Quercione ha costituito un graticcio sotto il paese che lo garantisce dalle frane. Ancora oggi gli anziani di Porchia sogliono dire “Lu Cerquò de Munata reggeva tutta Porchia”

florablog.it/2010/03/11/intervista-a-valido-capodarca-il-custode-degli-alberi-monumentali-ditalia/

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