“Un viaggio in un territorio del vuoto e del nulla. Due italiani sperduti nell’immagine del cuore di tenebra degli States. Chiacchiere tante e delle piu’ assurde. Intanto nulla si muove. Mettendo in luce una straordinaria maturita’ compositiva e un’abilita’ sapiente nel montare drammaticamente i monologhi dei protagonisti, Borgazzi procede in un vertiginoso accumulo dei segni del pulp (cosa che avveniva per certi versi gia’ in Streetman), scarnificandoli per eccesso di presenza. Determinante in questa strategia, il lavoro sul colore e sugli spazi (esilarante il cameo/flashback di Marco Borroni/Mark Borrower, archeologo che ritrova il teschio di Satana).
Ma Elvis dead at 58 non si limita alla mera catalogazione del nulla pulp. Borgazzi mette in scena un autentico mondo delle assenze: una terra desolata colta al grado zero della sua insignificanza; un precipitato purissimo dell’angoscia e della consunzione dei segni.
Ed e’ questo dolore autentico, per quanto la sua messa in scena risulti divertita e lieta, a offrirsi come motivazione profonda del cortometraggio. E poi del valore del film si sono accorti anche i selezionatori del Sundance e scusate se e’ poco. E adesso: c’e’ qualche produttore la’ fuori che ha voglia di far seguire un po’ di fatti alle tante chiacchiere sullo stato del cinema italiano?
Possibile che un regista come Giorgio Borgazzi debba continuare a fare trafile, anticamere, perdere tempo mentre il suo talento brucia gioioso? Il cinema italiano non e’ morto semplicemente dietro la macchina da presa ci sta la gente sbagliata.”
Giona A. Nazzaro (critico cinematografico) - Rumore

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