“L’appuntamento” è l’inizio di una storia: la vita da ribelle di Tani Bonettini. Come il primo capitolo de “La neve cade sui monti”, cui è liberamente ispirato, la trasposizione cinematografica dell’incipit autobiogafico del giovane partigiano esinese racconta infatti i presupposti ed i gravi motivi che lo spinsero, appena diciottenne, a scegliere la più dura tra le strade che in quell’estate del 1944 gli si pararono davanti: unirsi alla lotta partigiana per divenire nient’altro che un “bandito”, come venivano sprezzantemente definiti i ribelli dai fascisti e nazisti.

Una scelta non facile, tanto meno per un ragazzo che sino a quel momento aveva vissuto un’esistenza relativamente tranquilla e che improvvisamente si deve scontrare con la cruda realtà di un’epoca oscura e, forse ancora peggio, con i propri timori ed i propri fantasmi. La vita di stenti, di paura e di pericoli che avrebbe vissuto per i mesi successivi, infatti, non era esattamente ciò che aveva letto nelle gesta eroiche stampate sui notiziari clandestini prima di partire.

Ci sono però scelte, e incontri, che stravolgono completamente il corso di una vita.

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