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Ieri (30 luglio 2012) ho conosciuto delle Voci. Voci nel deserto, per la precisione.
Capita anche questo in una torrida estate romana.

Voci nel Deserto ai Giardini della Filarmonica a Roma, quindi.

Quindici attori di questo particolarissimo collettivo teatrale civile costruito sulla ‘raccolta differenziata di frammenti di memoria’ ripropone testi di altri tempi come insospettabili spunti di riflessione su temi di grande attualità.

Decontestualizzati, acquisiscono una voce e vengono messi in relazione attraverso la musica live o gestita da un DJ: ne scaturisce una narrazione del presente che non può non sorprendere nel momento in cui viene ristabilito l’ordine temporale e ricollocata ogni frase nel proprio scenario d’origine. La forza delle parole e le suggestioni emotive della performance aprono nuovi canali d’ascolto, aiutando a decifrare un presente che evidentemente affonda le radici negli errori del passato e si protende verso un futuro sempre troppo prevedibile.

Nata nel 2009, l’idea di teatro civile Voci nel deserto è un progetto collettivo basato sul concetto di libertà di pensiero; sta sviluppando un pubblico affezionato e partecipativo in continuo aumento e alimenta un network spontaneo attivo su tutto il territorio italiano. In tre anni ha totalizzato circa 15.000 spettatori a Roma, coinvolto 140 artisti e altre 5 città italiane (Bergamo, Bologna, Rimini, Ravenna, Catania), arrivando anche a Parigi e a New York.

Voci nel deserto è un appuntamento fisso con la memoria, un rave teatrale aperto a tutti, gratuito, alimentato dall’impegno e dalla generosità di attori e pubblico. Il Brancaleone di Roma ospita la kermesse l’ultimo venerdì di ogni mese, ma le Voci si sono levate anche in altri spazi e teatri, come il Centro Culturale Elsa Morante, il Teatro Biblioteca Quarticciolo e il Quirinetta, totalizzando 55 repliche solo nella Capitale. Il progetto va molto oltre l’esperienza teatrale, è anche evento di strada durante manifestazioni in difesa di diritti, incontro libero davanti ai microfoni radiofonici, è stato introdotto nelle scuole (Liceo Tasso e Torricelli) e nelle Università (Facoltà di Fisica della Sapienza, Istituto Europeo di Design) su richiesta degli studenti stessi, per dar voce ad un’esperienza nuova e partecipata in ambito formativo.

Il sito vocineldeserto.it insieme alla pagina Facebook ,vuole essere il luogo di incontro per tutti coloro che intendono partecipare contribuendo alla raccolta di frammenti, promuovendo l’iniziativa o addirittura replicandola liberamente.

I “frammenti di libertà di pensiero” di maggior risonanza con l’attualità sono stati catalogati, i primi 250 raccolti in un libro; oggi sono 500 e il secondo volume è in attesa di stampa.

Possibile che fosse già tutto previsto? Forse sì. Qualcuno ci aveva avvertito: da Tucidide a Pasolini, passando per Prezzolini, Orwell, Terzani e moltissimi altri… Le loro parole oggi ci offrono una chiave di lettura – quasi umiliante nella sua preveggenza – sul perché siamo arrivati a questo punto.

Sarebbe bello farle diventare anacronistiche.

Cosa ho visto nelle poche ore passate con loro, dietro le quinte, durante le prove dello spettacolo? Un gruppo di volontari appassionati di teatro e che credono fortemente che non sia mai troppo tardi per pensare e per stimolare pensieri nuovi attravero l'esempio del passato.

Anche questa è resistenza intellettuale.

Ovviamente S4C seguirà le voci nel deserto e darà volto e suono ogni volta che potrà.

Perchè crediamo, mai come adesso, che più occhi vuol dire più voci. Più voci significano più storie.

E più storie vuol dire....meno scuse.

Antonio Amendola

j vimeo.com/46684000

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