sinossi
In un vecchio teatro una compagnia senza soldi e litigiosa si prepara a mettere in scena uno spettacolo sulla Resistenza ispirato a un evento realmente accaduto.
Autore è lo stesso regista; uomo perso in una ricerca teatrale sterile, che non riesce neanche a comunicare con il resto della sua compagnia. Ma nel mezzo delle prove arriva una troupe televisiva per girare uno speciale. Tra l’indifferenza di tutti e la mancanza di soldi, lo spettacolo risulta incomprensibile, senza che questo preoccupi gli attori, impegnati solo nel giustificarsi di fronte alla telecamera dell’emittente tv.
Noiose ed estenuanti, le prove proseguono nel comune scontento. La Resistenza, che doveva essere tema centrale dell'opera, sembra dimenticata; come se fosse impossibile parlarne ancora o proporre qualcosa di nuovo.
Raggiunto il culmine dell'incomprensibilità e del fallimento, si passa alla rappresentazione dell'episodio ispiratore: all'interno di un sotterraneo (i cunicoli della Casa dello Studente a Genova, sede delle SS dal ’43 al ‘45) vediamo le torture perpetrate dalla polizia politica fascista sui giovani partigiani.
Alla fine del tunnel, come del film, una porta anti-panico si apre: di nuovo – ancora – sulla “nostra” quotidiana realtà; su una mensa di studenti. Dove venivano torturati e straziati quei corpi di giovani ragazzi, oggi, altri ragazzi, quasi ignari, consumano il loro pranzo.

Attraverso una prima parte apparentemente giocosa, si è tentato di forare l'indifferenza che molti giovani nutrono per questi temi, cercando di mostrare che non tutte le scelte si equivalgono e che la banalità del male è un rischio mai definitivamente scongiurato.

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