La parola metacorpo allude ad un andare oltre il corpo, oltre l'intero e la riconoscibilità della figura, oltre le coordinate spaziali consuete e la legge gravitazionale.
Nel video il corpo dell'artista si svela lentamente, attraverso primi piani che isolano porzioni di pelle, tensioni e movimenti muscolari. É un corpo messo sotto sforzo, impotente, nudo. Il set è una stanza vuota dove un respiro quasi animale si confonde con le sonorità di materie legate ad una tradizione arcaica e contadina: il granturco che ricopre il pavimento della stanza e la saggina con cui l'artista ha fabbricato un copricapo che va a nascondere interamente il volto, in una ibridazione tra uomo, materia e animale. Metacorpo è un rito silenzioso, una riflessione intima sul corpo, sull'identità e sulla memoria.

Zoè Gruni ha partecipato al progetto Open Studios, a cura del CCCS, nell'ambito del Progetto Regionale toscanaincontemporanea 2009

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