America: due continenti che racchiudono inesauribili visioni del mondo, un unico prisma dalle molteplici facce. Grazie all’efficacia comunicativa del Teatro di narrazione, il progetto NO THANKS vuole evocare, in un dialogo tra poesia e musica, una delle possibili dialettiche che intercorrono tra due universi artistici così vicini eppure così indipendenti.
Sul primo livello dialogheranno due grandi poeti pressoché coetanei, rappresentanti ciascuno di un lato dell’America e la cui personale visione viaggia su sentieri autonomi: Cummings e Borges.
Più giovane di Eliot e più anziano di Auden, Edward Estlin Cummings è stato uno dei poeti americani più sperimentali del Novecento. Combinò una solida cultura acquisita ad Harvard e in Europa con l’esperienza della guerra e della prigionia, l’amicizia di Dos Passos, Pound, Cocteau e Picasso con la passione per Cézanne, Duchamp e Schönberg. Sembra che sia Baudelaire a suggerire al poeta le parole dell’introduzione a Collected Poems: «Le poesie che seguono sono per te e per me e non per i più; inutile fingere che i più e noi ci somigliamo». Il verso «si gonfierà ansimando come il mare» oppure si ridurrà fino a scomparire in ossimori depistanti: «quando il mondo è una meravigliosa pozzanghera». Si occuperà dell’origine del mondo («quando dio decise d’inventare/tutto fece un sospiro/più grande di un tendone da circo/e tutto incominciò») e della morte, che «è strettamente/scientifica/& artificiale &//maligna & legale… perdonaci, o vita! il peccato della Morte».
Borges non ha bisogno di presentazioni, è uno dei maggiori poeti di lingua spagnola, nato nella patria del Tango, a Buenos Aires, nel 1889. Giusto l’anno in cui scoppiò la Prima Guerra Mondiale, la famiglia Borges si trasferì in Europa, visitando Parigi, Milano e Venezia, per poi stabilirsi a Ginevra. In Europa pubblicò il suo primo libro, Fervor de Buenos Aires (1923). I testi che proponiamo provengono da questa raccolta, cui seguirono numerose e importanti pubblicazioni tra cui il Quaderno di San Martino, Inquisizioni e Aleph. La lettura dei testi sarà affidata alla sensibile dizione di un poeta, Alberto Pellegatta (autore del recente Ipotesi di felicità, Mondadori 2017), che ha curato anche la selezione delle poesie.
Sul piano musicale entrano invece in scena le due grandi tradizioni (sempre coetanee) del Jazz e del Tango, catturate in particolari momenti della propria storia. Nel primo caso l’attenzione si rivolge alla New York degli anni ’60 e al decisivo contributo che musicisti e compositori come Oliver Nelson, Herbie Hancock e Wayne Shorter diedero all’evoluzione di questo linguaggio musicale. Nel secondo caso l’intenzione è invece quella di fotografare, attraverso un ristretto corpus di composizioni, una microstoria del Tango, dalla milonga al Nuevo Tango, dal couleur locale del brasiliano Pixinguinha a quello più europeo e cinematografico di Goran Bregović.
Un affresco musicale suggestivo che l’ensemble «Jazz String Theory» affida alla voce del proprio quartetto d’archi per il quale ha trascritto e arrangiato tutte le composizioni originali.
https://www.jazzstringtheory.com/
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