prodotto da Jump Cut
in coproduzione con ASUT
Italia, 2012, 40'
super 16
the rought cut of the film was selected for Campus Editing Studio (Berlinale Talent Campus 2010)

regia, sceneggiatura e montaggio
Luigi Pepe e Eugenio Maria Russo

produttori Cristiano Buizza, Luigi Pepe e Eugenio M. Russo
fotografia Fabio De Felice
costumi Lucilla Paraboschi
scenografia Maria Vittoria Cammarella
musica P o P _ X
disegno sonoro Marco Ober e Davide Panizza

Sinossi
Sullo sfondo di in un ambiente rurale che richiama quello del romanzo di Longo Sofista, la storia di Dafni e Cloe viene rivisitata marcando il contrasto tra una società primitiva e ingenua e una borghese e razionale. I protagonisti sono due giovani che passano le loro giornate a giocare spensieratamente nei boschi. Ma la loro infanzia sta per essere interrotta bruscamente dall'irrompere dell'età adulta.

Cast
Raffaele Ballardini, Annalisa Trombetta, Anna Rizzoli, Ernesto Benfari

Note di regia
Dafni e Cloe di Longo è un romanzo che parla in modo convenzionale di un amore contrastato: avventure e colpi di scena conducono il lettore fino al lieto fine. Nel film la parte avventurosa è stata completamente abbandonata, gli ostacoli sono tutti interni alla coppia (incomunicabilità, inesperienza). La trama è stata decostruita e sono rimaste solo le situazioni a più alto tasso simbolico. Il finale del libro viene svuotato del suo senso originario per acquistarne uno nuovo, come una nota stonata proprio nel crescendo finale.
La scoperta dell’amore e del sesso occupano ogni scena del film, ogni inquadratura. Il fuoco è solo sulla coppia che vive in un universo a parte. Lavorare con attori non professionisti è servito a eliminare i fronzoli per andare alla sostanza, cercando di ottenere spontaneità piuttosto che artificio, come in Quei loro incontri di Straub-Huillet, in cui temi classici e attori estemporanei si incrociano con un effetto straniante.
La trama nella sua linearità è stata abbattuta con l’inserto di scene oniriche, che approfondiscono il profilo psicologico dei protagonisti ma distolgono lo spettatore dal continuum narrativo. Il risultato finale è così compatto e asciutto da poter sembrare quasi un apologo, non fosse per le digressioni che rimandano all’inconscio dei personaggi e che diluiscono il plot.
I modelli cinematografici di riferimento sono Eric Rohmer e PPP. Questo significa scegliere sempre l’inquadratura più naturale e funzionale, senza mai anteporre l’ars all’ingenium. I costumi, le scenografie, le ambientazioni, il disegno sonoro: tutto è orientato a evocare una realtà altra piuttosto che ricrearla ad arte. Anche l'impianto produttivo del film è improntato a una ricercata austerità: la troupe ha lavorato volontariamente, gli attori sono stati scelti tra absolute beginners, evitando gli sguardi languidi e il trucco e parrucco da red carpet. Girare con luce naturale la maggior parte del film, l'uso di mezzi spartani e della pellicola sono scelte dettate dal rigore estetico e sono coerenti con una scelta produttiva lontana da Cinecittà e da Hollywood, Sodoma e Gomorra del cinema borghese.

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