A short movie directed by Shiroppo Film Studio, inspired by the J. P. Sartre's novel "The Nausea".
Here we have the Italian and English translation: a special thanks to Genny Ratti and Micaela Genchi for their help.

-Italian-
"Quindi ero da poco al giardino pubblico, poi ho avuto questa illuminazione. Eccola! Tutto d'un colpo era là, chiara come il giorno. L'esistenza si era svelata all'improvviso, aveva perso il suo aspetto inoffensivo di categoria astratta. Era l'impasto stesso delle cose, questa radice era plasmata nell'esistenza. O piuttosto la radice, i cancelli del giardino, la panchina, il prato raro, tutto ciò era scomparso: la diversità delle cose, la loro individualità non era che apparenza, una vernice. Questa vernice aveva fuso, il resto delle masse mostruose e molli, in disordine. Nude, di una spaventosa e oscena nudità. Se fossimo esistiti, bisognava esistere fino a quel punto, fino alla muffa, al gonfiore, all'oscenità. In un altro mondo i cerchi, le arie della musica custodiscono le loro linee pure e rigide. Ma l'esistenza è una flessione. Siamo una massa di esistenti disturbati, imbarazzati di noi stessi, non abbiamo la minima ragione per esserci, nè gli uni nè gli altri, ciascuno confuso, vagamente inquieto, si sente di troppo per gli altri. Di troppo: è il solo rapporto che potrei stabilire con questi alberi, questi cancelli, questi sassi. E io, debole, illanguidito, osceno, digerente, sballottante di cupi pensieri, anch'io ero di troppo. Gli alberi ondeggiavano. Uno scaturire verso il cielo? Uno sprofondare piuttosto; in qualsiasi momento mi aspettavo di vedere i tronchi raggrinzire come delle verghe stanche, accartocciarsi e accasciarsi al suolo in un ammasso nero e molle con delle pieghe. Non avevano voglia di esistere, solamente non potevano trattenersi. Ecco. Allora facevano le loro piccole funzioni, dolcemente, senza slancio; la linfa saliva lentamente dentro i vasi, controvoglia, e le radici affondavano lentamente nella terra. E sembravano ad ogni momento sul punto di piantare tutto lì ed annullarsi. Stanchi e vecchi, continuavano ad esistere, di malavoglia, semplicemente perchè erano troppo deboli per morire, perchè la morte poteva venire loro solo dall'esterno. Solo le arie musicali possono portare con fierezza la propria morte in sè come una necessità interna. Solo che non esistono. Tutto ciò che esiste nasce senza ragione, si prolunga per debolezza e muore per ritrovarsi. L'essenziale è la contingenza. Voglio dire che, per definizione, l'esistenza non è la necessità. Esistere è esserci, semplicemente; gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare, ma non si potranno mai dedurre. Tutto è gratuito, questo giardino, questa città e io stesso lo sono. Quando succede di rendersene conto, sarete nauseati e tutto inizierà a ondeggiare. Mi lasciai cadere sulla panchina, stordito, asfissiato da questa profusione di esseri senza origine; dappertutto sbocci, fioriture, le mie orecchie ronzavano di esistenza, la mia carne stessa palpitava e si schiudeva, si abbandonava a un pullulamento universale, una cosa ripugnante."

-English-
"So I was in the park just now. The roots of the chestnut tree were sunk in the ground just under my bench. I couldn't
remember it was a root any more. The words had vanished and with them the significance of things,
their methods of use, and the feeble points of reference which men have traced on their surface. I was
sitting, stooping forward, head bowed, alone in front of this black, knotty mass, entirely beastly,
which frightened me. Then I had this vision.
It left me breathless. Never, until these last few days, had I understood the meaning of
"existence." I was like the others, like the ones walking along the seashore, all dressed in their spring
finery. I said, like them, "The ocean is green; that white speck up there is a seagull," but I didn't feel
that it existed or that the seagull was an "existing seagull"; usually existence hides itself. It is there,
around us, in us, it is us, you can't say two words without mentioning it, but you can never touch it.
When I believed I was thinking about it, I must believe that I was thinking nothing, my head was
empty, or there was just one word in my head, the word "to be." Or else I was thinking . . . how can I
explain it? I was thinking of belonging, I was telling myself that the sea belonged to the class of green
objects, or that the green was a part of the quality of the sea. Even when I looked at things, I was miles
from dreaming that they existed: they looked like scenery to me. I picked them up in my hands, they
served me as tools, 1 foresaw their resistance. But that all happened on the surface. If anyone had
asked me what existence was, I would have answered, in good faith, that it was nothing, simply an
empty form which was added to external things without changing anything in their nature. And then
all of a sudden, there it was, clear as day: existence had suddenly unveiled itself. It had lost the
harmless look of an abstract category: it was the very paste of things, this root was kneaded into
existence. Or rather the root, the park gates, the bench, the sparse grass, all that had vanished: the
diversity of things, their individuality, were only an appearance, a veneer. This veneer had melted,
leaving soft, monstrous masses, all in disorder—naked, in a frightful, obscene nakedness."

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