Un percorso circoscritto che si snoda accanto ai binari del treno, un tragitto, una settimana di tempo o quasi, una volontà sensibile, a tratti pacata a tratti irruenta, di attraversare con il proprio corpo un luogo apparentemente animato…
Quello che ci viene proposto è un viaggio intimo nei luoghi degli altri, un viaggio che attraversa gli oggetti e passa accanto alle persone, sfiorandole, rendendoci per qualche istante partecipi delle loro piccole abitudini e nevrosi, dei loro mondi, delle loro vite più o meno “normali”.
Giorno dopo giorno ci ritroviamo immersi nell’alienazione degli altri, ci rendiamo conto dell’impossibilità di incontrarli.
La nostra identità si sgretola nella quotidianità astratta di quest’area suburbana, un’area fatta di rumori, di parcheggi, di carrelli della spesa e sacchetti di plastica; entità capaci di caricarsi di qualcosa di simile al senso, ad una presenza materica ed estetica per poi riperderla immediatamente, destinati ad un uso inconsapevole e giornaliero, relegati a puri strumenti del nostro fare quotidiano.
Il mezzo di registrazione diventa un’appendice organica ed emotiva, un’estensione del modo di sentire il mondo per Leonardo.
Non si tratta di un terzo occhio ma di un ulteriore senso che consente di percepire i dettagli, le piccole cose e il loro essere, il loro spandersi incessante nel tempo.
Ma col passare dei giorni qualcosa si spezza o forse si dilata fino a diventare un vortice.
Il ritmo aumenta, il grido del treno si fa più forte nella mente, più vicino, profondo… ma Leonardo, o ciò che ne rimane, decide ancora una volta di attraversare quel confine, sperimentando su di sé ciò che quel microcosmo gli ha trasmesso.
Il consueto tragitto diventa nevrotico e allucinato, sfugge al controllo dell’avventore mentre le direzioni e le proporzioni paiono sconvolgersi: un fiume costante di automobili giganti sembra guidato da nessuno, lo stridere delle rotaie insiste e si propaga ovunque, le forme si contorcono mentre le luci si indeboliscono, tutto urla.
Si perde. Scalzo, spogliato dalle proprie esperienze e dai preconcetti, nudo da se stesso, vaga nella confusione accompagnato soltanto dal frastuono continuo che lo insegue ovunque, in un riflesso speculare tra mondo interiore e chiasso esterno, fino quasi a perdere la via del ritorno...
Dopo aver a modo suo penetrato questa gabbia di strade ed edifici sceglie di non scegliere, rimanda un possibile giudizio o una sospensione dello stesso a qualcun altro, forse a quell’individuo che attraversa l’ormai familiare ingresso al posto suo.

Patrizia Quaranta

Directed, filmed and edited by Leonardo Casali
Music by Muellie Messiah/Madteo
Recorded at Passive Musik Studio - Berlin
Location: Miami - Florida U.S.A.
Video HD - Running time 23min.

leonardocasali.com

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