HUMANS (2012)
live media performance by Francesca Fini
dancers: Tiziana Cesarini, Claudia Comina
photography: Margerita Ferri, Federico Trimarchi

HUMANS is a video performance that reflects over the power of Image on the human psyche. Its power is represented theatrically by manipulating the body itself, which becomes the screen of an inner life distorted by the "Society of the Spectacle" as prefigured by Guy Debord.
The scene opens with two dancers who contemplate a faux Chinese aquarium, used as a metaphor for television, in its repetitive, trashy and unrealistic essence. A remote dominates the narration through the materialization of collective memory over the bodies of the dancers: real tv propaganda, soap-operas, newsreels from the last talk-show success. During the live video performance I intervene by drawing on the scene and over the bodies with my tablet. I draw with digital color but also with sound, because the movement of my hand on the tablet is tracked and converted into sound by a synthesizer. The stylus becomes then the baton of a conductor who directs and modulates virtual instruments in perfect synesthesia with flecks of color running through the dancers' bodies. So I go ahead, in a virtual live painting with light, sound and color, bringing the concept into myself, into the depths where I pretend to be "the architect of my destiny."

HUMANS (2012)
live media performance by Francesca Fini
performers: Francesca Fini, Tiziana Cesarini, Claudia Comina
photography: Margerita Ferri, Federico Trimarchi

Una videoperformance che riflette sul potere dell'immagine. La sua potenza viene rappresentata scenicamente attraverso la manipolazione stessa del corpo, che diventa schermo di una vita interiore manipolata nella sua essenza dalla cosiddetta "società dello spettacolo" prefigurata da Guy Debord. La scena si apre con due performer che contemplano un finto acquario cinese, utilizzato come metafora della tv, del suo carattere ripetitivo, trash e illusorio. Un telecomando domina la narrazione epifanizzando sui corpi, come in una materializzazione della memoria, brani di vera tv propagandistica, dai cinegiornali all'ultimo talk-show di successo. Le due performer sono unite da un vestito/schermo che le ingloba, e di cui, nel corso della performance, si sbarazzano, nel rifiuto di una gemellarità meccanica che apre un percorso verso la conquista dell'individualità e si conclude nel recupero di una "comunione" e sorellanza adottata come scelta consapevole.
Nel corso della videoperformance io intervengo disegnando dal vivo, sulla scena e sui corpi/schermo. Disegno con il colore digitale ma anche con il suono, perché il movimento della mia mano sulla tavoletta viene tracciato e trasformato in suono da un sintetizzatore. La penna grafica diventa la bacchetta di un direttore d'orchestra che dirige e modula strumenti virtuali, in perfetta sincronia con le macchie di colore che attraversano i corpi. E così vado avanti; suono, disegno, cancello e ricostruisco freneticamente, in un live painting virtuale di luce, suono e colore, riportando il concept dentro me stessa, nelle profondità in cui mi illudo di essere 'l'artefice del mio destino'."

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