La mostra affianca due artisti che hanno partecipato contemporaneamente e, spesso, anche fianco a fianco, ad un periodo di incredibile innovazione artistica, respirando la stessa aria d’avanguardia e concretizzandola in opere tanto diverse ma con evidenti denominatori comuni.
Come precisa Flaminio Gualdoni nel testo introduttivo al catalogo: «L’achrome manzoniano come i volumi che Dadamaino vuole “in attesa di qualcosa” – e in quell’attesa è l’amore e il patrocinio tutto di Lucio Fontana – sono una sorta di azzeramento della nozione codificata d’opera, anzitutto, sono non retoricamente un grado zero: ciò rende le loro opere, al di là delle vicende biografiche, le protagoniste complici di una faglia decisiva nell’arte del secondo dopoguerra ».
Ed è proprio l’azzeramento della pittura tradizionale in favore di un concetto stesso di arte completamente nuovo l’aspetto che questa mostra vuole mettere in luce. “Una superficie d’illimitate possibilità”, così Piero Manzoni definisce la tela presentando una mostra personale della stessa Dadamaino nel 1961.

I lavori di Dadamaino (Milano, 1935-2004) presentati sono: Volumi, lavori in cui l’artista alla fine degli anni Cinquanta, con un gesto meditato ma perentorio squarcia la tela superando in un istante il vincolo di concepire la tela stessa come luogo della pittura; Volumi a fori regolari, con i quali Dadamaino coniuga la tabula rasa dello squarcio con l’ordine rigoroso e sequenziale di geometrie circolari; Volumi a moduli sfasati, geniali rappresentazioni dell’infinito ottenute fustellando e montando su telai fogli plastici per docce, Rilievi su tela e su carta; oggetti ottico-cinetici e lavori optical, con cui l’artista ha presenziato, fin dal 1962 alle principali esposizioni internazionali aderendo al gruppo di Nuove Tendenze.
“Ho sempre ricercato materiali, forme, situazioni, tutto quello che si poteva.” Così Dadamaino stessa sintetizza, nel 1980, lo spirito innovativo del proprio geniale lavoro.

Di Piero Manzoni (Soncino, 1933-1963) sono esposti alcuni Achrome (tele cucite, batuffoli e pacchi) che rappresentano il grado zero dell'espressione pittorica limitata all'esibizione dei suoi materiali di base, le tavole di accertamento, la merda d’artista e altri lavori tra cui le linee, che “esprimono il concetto di infinito – come affermava lo stesso Manzoni - molto più di qualsiasi altro tipo di pittura. Significative sono, a tal proposito, le parole di Lucio Fontana: “La linea di Manzoni, la fine dell’arte”.

La mostra, e questo è il biglietto da visita della nuova galleria P420 ARTE CONTEMPORANEA, lascerà ampio spazio alla documentazione arricchendo l’allestimento attraverso l’esposizione di preziosi cataloghi, inviti, dattiloscritti e filmati, in grado di delineare il percorso artistico ed espositivo dei due artisti tra il 1956 ed il 1963, con particolare evidenza delle molte intersezioni.

Ed è proprio il riuscito binomio opere-documenti che permette anche al visitatore meno preparato di inserire le opere in un ben preciso contesto culturale e di poterne apprezzare, quindi, anche il valore storico-artistico.

“Questa mostra ben rappresenta il timbro che vogliamo dare alla galleria P420 ARTE CONTEMPORANEA – affermano Alessandro Pasotti e Fabrizio Padovani – ovvero una proposta di artisti storicizzati che hanno dato vita alle principali avanguardie del secondo dopoguerra, dall’Informale negli anni Cinquanta per arrivare alle più recenti esperienze degli anni ‘70, attraverso la destrutturazione di Zero e Nul, le innovazioni artistiche e culturali introdotte dall’Arte Concettuale, Processuale, dalla Land Art, Minimal, Narrative, Performance, Arte ottica-cinetica e Programmata, Arte Povera, Fluxus e manifestazioni multimediali, Poesia Visiva e Concreta, Nuova Pittura, ecc. senza mai dimenticare il fondamentale apporto dato agli allestimenti dalla presenza della documentazione originale che delinea l’attività espositiva degli artisti stessi”.

Il catalogo, con introduzione di F.Gualdoni, testi critici, testimonianze e la completa catalogazione e pubblicazione, oltre che delle opere, di tutti i documenti dell’attività espositiva dei due artisti – oltre 150 documenti illustrati e descritti - è disponibile in galleria.

The exhibition brings together two artists who participated contemporaneously, and often side by side, in a period of incredible artistic innovation, breathing the same avant-garde air and creating works from it that are diverse but with clear common denominators.
As Flaminio Gualdoni explains in the introduction to the catalogue, “The Manzonian achrome like the volumi that Dadamaino wants “waiting for something” – and in this “waiting” is all the love and support of Lucio Fontana – are a sort of resetting of the codified notion of the work. First of all, they are not rhetorically a “degree zero”: which renders their artworks, beyond biographic happenings, the main accomplices in a decisive rupture in art after the Second World War.”
And it is exactly this aspect of resetting of traditional painting, in favour of a concept itself completely new art, that this shows wants to highlight. “A surface of limitless possibilities”, is how Piero Manzoni defines the canvas when introducing a solo exhibition of Dadamaino in 1961.

The artworks of Dadamaino (Milan, 1935 – 2004) on display are: Volumi, artworks in which at the end of the fifties with a meditated but peremptory gesture the artist rips the canvas, overcoming in an instant the constraint of considering the canvas itself as the place of painting; Volumi a fori regolari, with which Dadamaino matches the tabula rasa of the rip with the rigorous and sequential order of circular geometry; Volumi a moduli sfasati, an ingenious representation of the infinite, achieved by die-cutting and mounting plastic shower curtains onto the frame; Rilievi on canvas and paper; oggetti ottico-cinetici and optical artworks, which the artist took, at the end of 1962, to the main international exhibitions adhering to the Nouvelle Tendence group.
“I have always researched materials, forms, situations, everything that could be researched,” is how Dadamaino himself, in 1980, summarised the innovative spirit of his own ingenious work.

From the work of Piero Manzoni (Soncino, 1933 – 1963) the pieces on exhibition are some of the Achrome series (sewn canvases, wads and packages) which represent the degree zero of limited pictorial expression through exhibition of his basic materials; tavole di accertamento, merda d’artista and other artworks, including linee, which “express the concept of the infinite much more than any other kind of painting” – as Manzoni himself put it. Lucio Fontana’s words on this subject are significant, “The line of Manzoni, the end of art.”

The exhibition, and this is the calling card of the new P420 ARTE CONTEMPORANEA gallery, will leave ample space for documentation, enriching the display through the exhibition of precious catalogues, invitations, typescripts and short films, enabling the outline of the artistic and exhibitive route of these two artists from 1956 to 1963, with particular evidence of the numerous intersections.

And it is precisely this successful artworks - documents binomial that allows even the least qualified visitor to place the artworks in a precise cultural context and therefore also allows them to appreciate the historic-artistic value.

“This exhibition is a good demonstration of the tone we want to give to the P420 ARTE CONTEMPORANEA gallery – confirmed Alessandro Pasotti and Fabrizio Padovani – that is, the presentation of artists in their historical context who gave life to the main avant-garde after the Second World War, from the Informal of the fifties to the more recent experiences of the seventies, via the destruction of Zero and Nul, the artistic and cultural innovations of Conceptual Art, Land Art, Minimalism, Narrative art, Performance art, optic-kinetic art and Arte Programmata, Arte Povera, Fluxus and multimedia demonstrations, Visual and Concrete Poetry, New Painting, etc, without ever forgetting the fundamental contribution that original documentation brings to the exhibition, outlining the exhibitive history of these same artists.”

The catalogue (with introduction from F.Gualdoni, critical texts, testimonies and the complete cataloguing and publication, as well as the artworks, of all the documents from the exhibitive history of the two artists – over 150 illustrated and explained documents) is available in the gallery.

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