Dekalcomanie di Francesca Vitale

Montaggio di Sergio Ponzio

Musica "Robonds B" di Yannis Xenakis (esecuzione di Peter-Jan Steen

Le immagini sono state scattate ai portici di Via Roma - fronte porto - a Cagliari (giugno 2011)

Lo struscio e Sa Passillara

(…) Che l’ombra ammassata tra le travi incomba sul palcoscenico come la campana di un tempio buddista ( Tanizaki)
In uno dei miei soggiorni a Cagliari, alla ricerca delle sculture di Costantino Nivola dislocate intorno al palazzo della Regione, sono sbucata nei portici di Via Roma dove si apre una lunga fila di bar, negozi, trattorie. E lì mi sono persa ad osservare le ombre delle persone allo struscio domenicale. Più che i corpi ho guardato, e poi fotografato, le silhouette che si muovevano per terra, sul marciapiede, perdendo i connotati reali. Per me che sono originaria del Sud Italia, lo struscio è qualcosa di ben noto: è la passeggiata del giorno di festa che ha le sue strade deputate. E’ l’incontro e il non incontro delle persone che scorrono, come su dei tapis roulant, affollandosi, incrociandosi di sfuggita, urtandosi, alla ricerca di gelati, vestiti e oggetti del tipo più vario. Spesso conta di più osservare che comprare. E’ un modo di far scorrere il tempo festivo in famiglia o tra amici. Lo struscio fa parte della tradizione della nostra cultura da sempre e permane e ha assunto connotati diversi con l’epoca del consumismo. Io non l’ho mai amato, neanche da piccola (seppure poteva allora rappresentare la promessa di un dono) perché non ho mai amato l’affollamento, il girare per negozi , stancare lo sguardo in qualcosa che non mi attraeva e non mi attrae tutt’oggi. Però sicuramente, in questo desiderio, nato quasi casualmente, di seguire lo struscio attraverso il passaggio di persone ridotte ad ombre, c’era comunque una curiosità che sicuramente in un centro commerciale (il luogo odierno, con i suoi neon, il non luogo dello struscio) proprio non sarebbe stata possibile. Ho saputo poi da Maria Grazia Esu che a Cagliari lo Struscio si chiama Vasca, ‘Fare la vasca’, o anche Sa Passillara, come si ritrova in un testo di Gramsci, nato ad Ales, ma che a Cagliari aveva studiato. Lo Struscio, La Vasca,: la cultura italiana è quindi ricca di termini, per un rito che l’ ‘attraversa’ da sempre e che porta con sé molte riflessioni, soprattutto su quello che è La Vasca oggi, su come sono cambiati i luoghi , gli spazi e i tempi dell’aggregazione sociale. Soprattutto adesso che si assiste ad una decomposizione lenta della socialità. Riflettiamo con l’arte, traslando, danzando con le ombre, incontrandole. Interroghiamoci se e in quale caverna, scatola, box cella d’isolamento, si possono ancora rompere le pareti. Con le immagini, con la musica, con le parole.
Francivit & MG Esu (2013)

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