Oltre il buio, un ambiente stagno senza porte né finestre accoglie la luce isterica di un televisore. Una donna cucina e un uomo su una poltrona attende l’ennesimo pasto. Il tempo, scandito da un immagine disturbata e dallo sfrigolio di frittura, si ripete incessante in un grottesco cortocircuito tra tecnologia e nutrizione. Cannibali di corpi virtuali dispersi nel chiaro scuro del presente; solo oltre le crepe dello schermo, l’odore selvaggio di quando erano uomini.

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