I viventi sono molto diversi fra loro. NON POSSONO MUTARE.
La biogenesi elementare dimostra che l'evoluzione degli esseri viventi è impossibile.
La ragione è che il codice genetico impedisce alla pianta o all’animale di discostarsi troppo dalla media.
Può esserci un’ampia varietà (come si vede, ad esempio, fra gli uomini, fra i gatti o fra i cani), ma non fino al punto che un organismo vivente possa trasformarsi in un altro.
Ciò è confermato da tutti gli esperimenti condotti sulle mutazioni.
Viene anche confermata la legge della biogenesi, secondo cui la vita deriva solo da altra vita preesistente e l’organismo genitore e la sua progenie sono della stessa “specie”.
Ciò è confermato anche dagli esperimenti di riproduzione controllata.
Mediante incroci, gli scienziati hanno cercato di produrre continue variazioni in diversi animali e piante. Volevano vedere se col tempo potevano produrre nuove forme di vita. Qual è stato il risultato?
Il periodico On Call riferisce: “Gli esperti nel campo della riproduzione controllata riscontrano di solito che dopo alcune generazioni si raggiunge un optimum oltre il quale sono impossibili ulteriori miglioramenti, e che non si è formata nessuna nuova specie . . . Anziché sostenere l’evoluzione, quindi, le tecniche di riproduzione controllata sembrerebbero smentirla”.
Più o meno la stessa cosa fa notare la rivista Science: “Le specie hanno in effetti la capacità di subire lievi modificazioni nelle loro caratteristiche fisiche e d’altro genere, ma questa capacità è limitata, e a lungo andare si riflette in una oscillazione intorno a valori medi”.
Pertanto ciò che i viventi ereditano non è la possibilità di continuare a cambiare, ma, piuttosto,
(1) stabilità e
(2) un campo di variabilità limitato.
Il libro Molecules to Living Cells (Dalle molecole alle cellule viventi) quindi afferma: “Le cellule di una carota o del fegato di un topo mantengono stabilmente la rispettiva identità tessutale e organica dopo innumerevoli cicli di riproduzione”.
E Symbiosis in Cell Evolution (Simbiosi nell’evoluzione della cellula) dice: “Tutta la vita . . . si riproduce con incredibile fedeltà”.
Anche Scientific American osserva: “I viventi differiscono enormemente per forma, ma questa è straordinariamente costante entro qualsiasi data linea di discendenza: i maiali rimangono maiali e le querce rimangono querce una generazione dopo l’altra”.
Dunque la teoria delle mutazioni non può spiegare l’evoluzione nel suo insieme, cioè perché esistano pesci, rettili, uccelli e mammiferi.
La variabilità nell’ambito della specie permette di spiegare qualcosa che contribuì a formare l’ipotesi evoluzionistica nella mente di Darwin. Quando si trovava nelle Galápagos, Darwin osservò dei fringuelli. Questi uccelli discendevano da quelli del continente sudamericano, da dove a quanto pare erano migrati. Ma presentavano curiose differenze, ad esempio nella forma del becco.
Darwin lo interpretò come un caso di evoluzione in corso.
Ma in effetti non era altro che uno dei tanti esempi di varietà nell’ambito di una specie, consentito dalla struttura genetica individuale. I fringuelli erano ancora fringuelli.
Non si stavano trasformando in qualcos’altro, né l’avrebbero mai fatto.
La CREAZIONE è pertanto in piena armonia con i fatti scientifici.
La conclusione è chiara. Indipendentemente dalla loro quantità, i cambiamenti genetici accidentali non possono trasformare una specie vivente in un’altra.
Il biologo francese Jean Rostand una volta disse: “No, non riesco proprio a convincermi che questi ‘scivoloni’ genetici siano stati in grado, anche con l’aiuto della selezione naturale, anche col vantaggio degli immensi periodi di tempo a disposizione dell’evoluzione, di produrre il mondo intero, con la sua profusione di forme strutturali e i suoi perfezionamenti, i suoi straordinari ‘adattamenti’”.
In modo analogo, il genetista C. H. Waddington disse a proposito delle capacità attribuite alle mutazioni: “Questa è in realtà la teoria secondo cui, partendo con quattordici righe qualsiasi in inglese coerente e cambiando una lettera alla volta — conservando solo quelle parti che hanno ancora un senso — si finirà per comporre uno dei sonetti di Shakespeare. . . . mi sembra una logica folle, e penso che dovremmo poter fare di meglio”.
----------------------------
Alla luce delle prove esistenti è assolutamente ragionevole e scientifico, credere che siamo il risultato di un progetto intelligente. In ultima analisi è l'evoluzione, non la creazione, a richiedere una grossa dose di fede cieca e a pretendere che si creda nei miracoli senza nessuno che li faccia.

Loading more stuff…

Hmm…it looks like things are taking a while to load. Try again?

Loading videos…