LISZT (2012)
a video by Francesca Fini

(Italian)
Siamo agli inizi del '900, tre bimbi posano per una foto di famiglia. I bimbi sono i piccoli pionieri di una colonia di immigrati cristiani a Gerusalemme. Ai volti smarriti l'intervento successivo del fotografo ha regalato quel colorito posticcio tipico delle foto dell'epoca; una combinazione di tonalità cromatiche che profuma di biscotti e latte caldo, di bambole di porcellana, di lunghi viaggi in mare, di vecchi libri impolverati, di un passato che ci rassicura nella sua artificiosa "innocenza". E' questo il punto di partenza per una trasfigurazione digitale in cui la parte inferiore del mio volto si sostituisce a quella dei bimbi, in un rovesciamento del tempo e del senso che si cristallizza in un non-tempo e in un non-senso, mentre prende vita un racconto che sovrapponendosi alle peculiari circostanze in cui è stata scattata questa foto ne ricerca il significato metaforico. I tre bimbi diventano così tre archetipi umani imprigionati nella gogna eterna di una foto di famiglia. Una comunione forzata che si traduce nell'insofferenza reciproca, nella violenza crescente della parola che si sovrappone alla parola impedendo qualsiasi interazione. Il senso di incomunicabilità è ottenuto giustapponendo spezzoni di frasi rintracciate su Internet, in un mash-up da cui si dipana un dialogo contemporaneo "non sense" che rivela come la parola senza ascolto sia, consapevolmente o meno, pura violenza. E così anche l'universo celato in questa foto, l'epica dei sogni e delle illusioni umane, nell'album di famiglia della ricerca dell'innocenza perduta di questi antichi pionieri, si traduce in una forma di violenza che attraverso la storia non può che portare alle estreme conseguenze. Quando c'è solo la parola, la propria, la bocca diventa un'arma. Eppure l'invito all'ascolto viene alla fine recuperato, in una sorta di messaggio di speranza che faccio consegnare al mondo da questi tre inconsapevoli antenati.

(English)
It is the beginning of the 20th century and three children are posing for a family photo. The children are young pioneers in a colony of Christian immigrants in Jerusalem. The subsequent intervention of the photographer has added to their bewildered faces the false colors of the photos of the period; a combination of chromatic shades with the odor of cookies and hot milk, porcelain dolls, long sea journeys, dusty old books, and an artificial “innocence”. This is the point of departure for a digital transformation in which the lower part of my face replaces that of the children, in a reversal of time and meaning crystalized in a non-time and non-meaning, as a different kind of story comes to light which, superimposing itself on the peculiar circumstances in which the photo was taken, looks for its metaphorical significance. In this way the three children become three human archetypes imprisoned in the eternal pillory of a family photo. It is a forced communion that translates into reciprocal impatience and an increasing verbal violence that superimposes itself on the words, preventing any kind of interaction. The sense of incommunicableness is obtained by juxtaposing fragments of phrases found on the Internet, in a mash-up that unravels into a contemporary senseless dialogue that reveals how a word not listened to is, consciously or not, violence in its pure state. And therefore the universe concealed in this photo, the epic of human dreams and illusions, in the family album of the search for a lost innocence by these ancient pioneers, is translated into a form of violence that throughout history has brought extreme consequences. When there is only the word, one’s own, the mouth becomes a weapon. Nonetheless, the invitation to listen is recuperated in the end, in a sort of message of hope that I consign to the world through these three unknowing ancestors.

the portrait
Horatio, Tenneta and Anna Grace
LC-DIG-ppmsca-18415-00026
Portraits of the Vester and Whiting families and other members of the American Colony in Jerusalem
between 1905 and 1913.
shared by Beverly&Pack

sound samples from freesound.org

music score
Franz Liszt, Romance, S.169
performed by
Mauro Tortorelli, violin
Costantino Catena, piano

Performed at:
Public Art Screens Festival Norway, Simultan Festival Romania, Cyberfest Russia, Bob Wilson’s Watermill Center (new York).

j vimeo.com/46791124

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