1. Il 2015 è stato l’anno più caldo da quando sono iniziate le misurazioni sistematiche: il 1880. Questo record è stato strappato al 2014, che a sua volta era stato l’anno più caldo di sempre. Una ricerca pubblicata a ottobre 2015 dalla National Academy of Science degli Stati Uniti prevede un possibile aumento delle temperature medie terrestri di circa 4° entro questo secolo, con un conseguente innalzamento del livello dei mari tra i 4 e 9 metri, che sommergerebbero città come Londra, New York, Shanghai, oltre naturalmente a Venezia e molte altre. Su questa prospettiva, si comincia a pensare ad una serie di operazioni che possano mettere in salvo l’arte, la cultura e la storia che queste città custodiscono. Una sorta di Colmata Occidentale, ispirata alla Colmata Persiana. La cosiddetta Rescue Archaeology, archeologia preventiva o di salvataggio, già oggi si applica quasi sistematicamente nelle zone di guerra e rientra tra le attività di Cultural Heritage Management (CHM).

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  2. Come sappiamo, alcune delle maggiori società quotate a wall street sono state fondate solo pochi anni fa su un elemento assolutamente astratto: un algoritmo. Più recentemente vediamo però che il mercato delle nuove tecnologie si sta spostando nuovamente dal software all’hardware: stampanti 3D, wearable technology, robot. La nuova frontiera delle tecnologie di consumo sembra essere il turismo interplanetario.
    Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, ricorrendo ad una similitudine con i sistemi informatici, ha paragonato il Pianeta Terra a una piattaforma digitale, pensata per un massimo di 3 miliardi di utenti, ma notava che gli utenti sono oggi più di 7 miliardi e il sistema rischia il collasso. Il progetto di colonizzare altri pianeti e trovare nuovi spazi per l’umanità si fa quindi più urgente e l’idea di rendere i viaggi spaziali un’attività anche commerciale può aiutare ad accelerare questo processo.

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  3. Ogni giorno si producono circa 40 anni di contenuti audiovisivi.
    Il sovraccarico informativo esisteva anche prima di twitter e degli altri social network. Il concetto Information Overload è stato formulato nel 1966 da Alvin Toffler, uno dei primi futurologi, ma il fenomeno è arrivato a compimento solo recentemente, con la diffusione di social network la cui azione, di fatto, consiste nell’inviare all’utente un susseguirsi di messaggi , immagini e videoclip in quantità e ad una velocità eccessive rispetto alle capacità di elaborazione normali di un individuo.
    Così che, di fatto, tweet scaccia tweet, senza lasciare traccia nella memoria di chi lo riceve. Quindi, la vera sfida è quella di riuscire a selezionare le informazioni da trattenere e crearsi un proprio ambiente informativo governabile, positivo e utile. Tanto più nei “datalake” nei quali siamo ormai tutti immersi: l’enorme volume di dati che il fenomeno Big Data sta rendendo disponibili.

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  4. La paura della follia è da tempo uno dei più potenti driver nelle scelte degli individui. Questa paura rimane sottotraccia, ma accanto a questa emerge una nuova sindrome altrettanto potente: la paura della perdita dell’identità. 
Nella produzione di immaginario si evidenzia un popolo di “uguali” progettati per consumare, individui seriali. Un popolo di “non persone”, complemento necessario di quei “non luoghi” descritti da Marc Auge, vale a dire: individui e spazi funzionali unicamente al consumo compulsivo delle merci. Gli individui rappresentati nell’immaginario emergente incarnano lo sfrido di un processo di speciazione, cioè di selezione di una parte dell’umanità, la più adattiva, per la conservazione della specie, mentre la maggior parte di umani rimarrebbe esclusa e utilizzata per la propulsione del sistema economico e per il mantenimento della specie superiore.

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  5. I video e le immagini di animali che vengono postate nei social network sono più del doppio rispetto alle immagini di figli. Si usano evidenze del comportamento animale per analizzare gli atteggiamenti umani e stabilire in quali situazioni anche l’uomo sia più o meno territoriale, aggressivo, sociale, creativo o altro. Nei social network, proprio gli animali più “nemici” tra loro offrono esempi di civilissima convivenza: cani e gatti, tigri e anatre, volpi e galline. E da tempo forniscono anche alle imprese alcuni modelli organizzativi tra i più avanzati: concetti come intelligenza a sciame, strategia del ragno o biomimicry, nell’ambito delle nuove tecnologie. Si segnala una deriva più malinconica, che vede l’animale come un essere in pericolo, fragile. Una ricerca del 2015 su Science Advanced, dimostra che è iniziata la 6a estinzione di massa (l’ultima si verifico circa 65 milioni di anni fa e riguardò circa il 75 % delle specie viventi e tra questi i dinosauri). Ancora una volta, l’uomo si proietta nell’animale e vede in questa condizione il proprio futuro possibile.

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