1. il modello socioeconomico incentrato solo sulla ricerca della massimizzazione del guadagno e sull'atomizzazione del corpo sociale in tante monadi disconnesse, ha avuto, per un verso, la conseguenza di logorare il tessuto comunitario, accrescendo la solitudine e demolendo l'autostima, per l'altro, ha prodotto un rovesciamenti di obiettivi, strumenti, fini e valori, trasformando uno dei mezzi per vivere (i soldi) in un fine di vita fino a se stesso. Queste sono, assieme a una serie di politiche globali, nazionali e locali errate, alcune delle cause della crisi contemporanea. Tuttavia la crisi, se interpretata nel giusto verso, offre sempre un'occasione di crescita, sviluppo e maturazione, essendo essa il frutto e il sintomo di qualcosa che non va e deve essere migliorata.
    Ma cosa bisogna davvero fare per uscire dall'avvitamento in una situazione stagnante, per rimettere al centro il rapporto dell'essere umano con se stesso, l'ambiente la natura e le differenti comunità culturali?

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  2. For a few decades, in the western world, a reinvention of the past and present has grown popular, with a celebration of traditional knowledge, folklore, etc. as the real forms of local, original, authentic, and genuine aboriginal ways of life.
    On the one hand, perhaps, this is a reaction to processes and mechanisms induced by globalization. However, on the other hand, this reaction may also fall into those very mechanisms, reducing the values of folklore and tradition into marketable commodities.
    Finally, there is another risk: the original historical, anthropological and artistic practices and knowledge increasingly become arguments in favour of rhetorical regional policies that present difference, diversity and change as negative values, defects, and a hostile presence that needs to be eliminated.
    In order to investigate these issues in a new way, we tried to analyse them from the inside, by expanding our research field into three different contexts: Sardinia, Morocco, and Southern France. In these locations, we tried to understand the point of view of the craftsmen, a category of people who are considered the bearers of traditional knowledge and practices which are authentic, untamed and representative of identity.

    da qualche decennio, nel mondo occidentale, sta prendendo quota una reinvenzione del passato e del presente, in chiave di celebrazione del tradizionale, del folklore, del locale, dell'originale, dell'autentico, dell'autoctono e del genuino.
    in parte, forse, si tratta di una reazione ai processi ed ai meccanismi indotti dalla globalizzazione. eppure, per un verso, questa reazione rischia di cadere anch'essa in quei meccanismi, trasformando il tradizionale e il folklore da valori in merce. per l'altro verso, invece, l'originario valore storico, artistico e antropologico delle pratiche e dei saperi del passato, diviene sempre più di frequente un argomento a favore di quelle retoriche politiche regionaliste, che rappresentano la differenza, la diversità e il cambiamento come un disvalore, un difetto, una presenza ostile da combattere.
    Per provare a sollevare in modo diverso queste questioni, si è cercato di interrogarle dal di dentro, allargando il campo in tre differenti realtà: Sardegna, Marocco, Francia del sud.
    E intervistando, per conoscere il loro punto di vista, alcuni dei soggetti ritenuti portatori di saperi e pratiche tradizionali, genuini, autentici e identitari: gli artigiani

    # vimeo.com/36796206 Uploaded 274 Plays 0 Comments
  3. cos'è oggi una libreria? chi la frequenta? chi la tiene in vita?

    # vimeo.com/25762295 Uploaded 195 Plays 0 Comments
  4. For a few decades, in the western world, a reinvention of the past and present has grown popular, with a celebration of traditional knowledge, folklore, etc. as the real forms of local, original, authentic, and genuine aboriginal ways of life.
    On the one hand, perhaps, this is a reaction to processes and mechanisms induced by globalization. However, on the other hand, this reaction may also fall into those very mechanisms, reducing the values of folklore and tradition into marketable commodities.
    Finally, there is another risk: the original historical, anthropological and artistic practices and knowledge increasingly become arguments in favour of rhetorical regional policies that present difference, diversity and change as negative values, defects, and a hostile presence that needs to be eliminated.
    In order to investigate these issues in a new way, we tried to analyse them from the inside, by expanding our research field into three different contexts: Sardinia, Morocco, and Southern France. In these locations, we tried to understand the point of view of the craftsmen, a category of people who are considered the bearers of traditional knowledge and practices which are authentic, untamed and representative of identity.

    da qualche decennio, nel mondo occidentale, sta prendendo quota una reinvenzione del passato e del presente, in chiave di celebrazione del tradizionale, del folklore, del locale, dell'originale, dell'autentico, dell'autoctono e del genuino.
    in parte, forse, si tratta di una reazione ai processi ed ai meccanismi indotti dalla globalizzazione. eppure, per un verso, questa reazione rischia di cadere anch'essa in quei meccanismi, trasformando il tradizionale e il folklore da valori in merce. per l'altro verso, invece, l'originario valore storico, artistico e antropologico delle pratiche e dei saperi del passato, diviene sempre più di frequente un argomento a favore di quelle retoriche politiche regionaliste, che rappresentano la differenza, la diversità e il cambiamento come un disvalore, un difetto, una presenza ostile da combattere.
    Per provare a sollevare in modo diverso queste questioni, si è cercato di interrogarle dal di dentro, allargando il campo in tre differenti realtà: Sardegna, Marocco, Francia del sud.
    E intervistando, per conoscere il loro punto di vista, alcuni dei soggetti ritenuti portatori di saperi e pratiche tradizionali, genuini, autentici e identitari: gli artigiani

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  5. nosy be, north madagascar, is a door for paradise or hell. on one hand, the nature, on the other the man. it's a strange postcolonization form, the one is developing in this part of the world. tourism, prostitutes, mestizos, touristic villages, richness and poorness. for this we ask ourselves: what can we teach really when we go around, and visit third world's countries? and what can we learn? is really possible an interchange? corruption, money, tourism, prostitution, job, entertainment, life, progress and power play again their ancient battle in the madagascar's virgin land. so, if the play is always the same, why we have to pay our attention to it? maybe, because, for one time we can do something to modify the score of not yet ended match.

    nosy be, nord del Madagascar, porta d'accesso del paradiso e dell'inferno.
    da un lato la natura, dall'altro l'uomo.
    è una strana postcolonizzazione quella che sta prendendo corpo in questo angolo di mondo. turisti, prostitute, meticci, villaggi turistici, ricchezza e povertà.
    per questo ci siamo chiesti: abbiamo realmente qualcosa da insegnare quando ci spostiamo nei paesi esotici da noi ritenuti sottosviluppati?
    e invece cosa possiamo imparare?
    è possibile uno scambio?
    corruzione, soldi, turismo, prostituzione, lavoro, divertimento, vita, progresso e potere giocano di nuovo una vecchia battaglia nel territorio vergine del madagascar.
    e allora, se il gioco è sempre lo stesso, perché interessarci oggi ad esso?
    forse, per una volta, potremmo intervenire per cercare di modificare il risultato di una partita non ancora chiusa.

    nosy be, norte del madagascar, es una puerta para el paraíso o el infierno. de un lado la naturaleza, por otro el hombre. es una extraña forma de postcolonización la que esta tomando cuerpo en este rincón del mundo. turistas, prostitutas, mestizos, pueblos turísticos, riqueza y pobreza. por esto nos hemos preguntado: tenemos realmente algo que enseñar cuando nos trasladamos a esos países exóticos a los que les llamamos subdesarrollados? y qué es, por contra, que podemos aprender nosotros? es posible un intercambio? corrupción, dinero, turismo, prostitución, trabajo, marcha, vida, progreso y poder juegan una vez más una vieja batalla en el territorio virgen de madagascar. entonces, si el juego es siempre el mismo, para qué interesarnos a él aún? a lo mejor porqué, por una vez, podríamos intervenir para intentar modificar un partido aún abierto.

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visual anthropology

Marcello Carlotti

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