1. "A (S)PASSO DI DESIGN"

    E' un progetto realizzato da Andrea Riccardi e Daniele Mastria per
    l'Università degli Studi di Firenze

    il protagonista va a spasso per le vie e le piazze di Firenze trovando qualcosa che... Sarà forse l'illuminazione che indicherà lui il cammino per la vita(?)

    con

    - Attore protagonista: Mattia De Dominicis

    - Regia di: Andrea Riccardi e Daniele Mastria

    - sceneggiatura, montaggio, illustrazioni e motiongrapher: Andrea Riccardi

    - DOP : Daniele Mastria

    - Musica originale di: Aumi Treale - http://soundcloud.com/aumitreale

    descrizione progetti e fonti:

    Ermini 357 sport 1100cc -1954
    Pasquale Ermini, Ing.Alberto Massimino - telaio CAIANI MODENA - OFFICINE ERMINI

    Vespa 125 Primavera - 1967 - Corradino D'Ascanio - PIAGGIO

    Poltrona Joe 1970 - Gionatan De Pas, Donato D'Urbino, Paolo Lomazzi - POLTRONOVA

    Gratì - 1992 - ARIETE

    Fattelo - 2012
    Federico Trucchia, Daniele Schinaia Mattia Compagnucci, Antonio scribano (laureati del Corso di Laurea in Design
    dell'Ateneo Fiorentino)
    - www.fattelo.com

    fonti:

    erminiautomobili.it

    Design in 1000 oggetti- la biblioteca di Repubblica - L'Espresso

    www.poltronova.com

    www.it.vespa.com

    www.ariete.net

    www.fattelo.com

    http://la.wikipedia.org/wiki/Vespa_(birotula_automataria)

    immagini:

    Ermini 357, illustrazione di Andrea Riccardi,
    fonte ispirazione: http://erminiautomobili.it/history/index.html

    Poltrona Joe - DESIGN IN 1000 OGGETTI - PHAIDON DESIGN CLASSICS - autore: Poltronova Historical Archive

    Vespa Primavera: Vespaprimavera.jpeg - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vespaprimavera.jpg?uselang=it#filelinks -autore: user:KMJ

    Gratì ariete: http://www.ariete.net
    http://www.affarando.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/ariete-grati-top-443.jpg

    Fattelo - http://www.fattelo.com/images/01lamp/L-06.jpg
    http://www.fattelo.com/images/01lamp/L-07.jpg

    grazie a:
    chicca, mattia, margaret, liliana, simon, chiara, ricca, fabio, antonio, marco e mirko..
    e al personale del bar "caffè pitti"

    # vimeo.com/45118119 Uploaded 220 Plays 0 Comments
  2. "Radici o strade?voci e percorsi dei giovani di Collepasso" è un video-documentario etnografico realizzato da Federica Caponnetto per la tesi di laurea magistrale in studi geografici e antropologici.
    La tesi dal titolo "L' identità fra tradizione e mutamento: giovani di Collepasso, Salento" è basata sulle video-interviste fatte ad alcuni ragazzi di un paese del Salento e affronta la tematica dell' identità culturale legata al luogo in cui ciascuno di noi nasce e cresce.
    Sono qui raccolti i momenti più salienti delle interviste.
    Buona visione.

    “L’identità fra tradizione e mutamento: i giovani di Collepasso,
    Salento”

    Conclusione
    di Federica Caponnetto

    Nell’arco di tempo in cui ci siamo dedicati alla stesura di questo elaborato, non poteva
    sfuggirci come la parola identità, a partire dagli ultimi mesi del 2010 e per buona parte
    del 2011, sia stata una delle più gettonate nelle orecchie e nelle bocche degli italiani.
    Sembra, infatti, che le celebrazioni del cento cinquantesimo anniversario dell’Unità di
    Italia, tutto d’un tratto, abbiano risvegliato e rinvigorito nei suoi cittadini quel
    sentimento di appartenenza identitaria a quell’ampia comunità che costituisce una
    nazione. Bandiere e coccarde tricolori ovunque: per le strade della capitale, ma anche
    sui balconi e finestre del più piccolo paese; sulle giacche dei conduttori televisivi, così
    come sugli indumenti della gente comune; sulla schermata della pagina web di Google
    Italia e nelle icone dei profili personali dei social network. Italiani che si riscoprono
    italiani, grazie anche all’aiuto dei media, in particolare della televisione, nel rispolverare
    gli scaffali di una memoria storica collettiva, per lungo tempo confinata nei manuali
    scolastici che molti di noi hanno da tempo chiuso e riposto in chissà quale angolo della
    cantina. Italiani che riscoprono la bellezza di emozionarsi nel cantare e ascoltare l’inno
    di Mameli, non più solamente in occasione di particolari “momenti storici sportivi”,
    come la vittoria nella nazionale azzurra ai mondiali di calcio, per esempio. Italiani così
    uniti nel celebrare la propria patria, eppure tanto diversi nei modi di parlare, di cucinare,
    di atteggiarsi, di essere.
    Una nazione può mettere a disposizione tutti gli strumenti simbolici necessari a
    infondere nei suoi abitanti il desiderio di immaginarsi parte di una comunità composta
    da individui fisicamente lontani che non potranno mai conoscersi reciprocamente, ma
    non potrà mai annullare le diversità antropologicamente costituite in ogni angolo del
    territorio che i suoi confini delineano.
    Le persone nascono, crescono e si spostano in precisi luoghi, assorbendone i tratti
    culturali specifici che derivano dall’interazione tra l’uomo e il suo ambiente.
    Nei fatti, l’identità personale di cui ciascuno è portatore non è che la sommatoria delle
    esperienze delle diverse realtà sociali acquisite nel corso della propria vita. Dunque, non
    si tratta di un entità monolitica, che ci è data sin dalla nascita ma consiste in una
    costruzione in costante evoluzione.
    A seconda delle strade che percorriamo, delle persone con cui socializziamo e degli
    spazi fisici e sociali che il nostro corpo esperisce, ciascuno sarà portato a identificarsi in
    una pluralità di comunità che si sovrappongono, più o meno coerentemente.
    Ci si può identificare in una nazione, così come ad una comunità religiosa, politica,
    sportiva; nello stesso tempo, i luoghi di cui abbiamo fatto esperienza, come ad esempio
    quello in cui siamo nati e cresciuti, quello in cui viviamo, quello in cui abbiamo
    trascorso una parte della nostra esistenza incidono, anche se in misura relativamente
    diversa, sul modo di percepire la nostra identità, in quanto insieme composito di più
    elementi che ci distinguono da taluni e ci accomunano ad altri.
    D’altro canto, è attraverso la socializzazione, il contatto con l’altro, che sin dall’infanzia
    prende forma il nostro particolare habitus: stile di vita, gusti estetici e alimentari non
    sono che la manifestazione di quell’insieme di atteggiamenti, attitudini che
    incorporiamo nella conoscenza dei modelli di realtà che il nostro habitat sociale e
    culturale ci propone costantemente.
    Quindi, quanto più ci apriamo al mondo, tanto maggiore sarà la nostra capacità di
    immaginare la nostra identità come qualcosa in continuo cambiamento.
    Benché, il posto in cui si nasce e ci si trascorre i primi anni di vita possa costituire
    ancora per molti il luogo a cui ci si sente di appartenere e nel quale si ritene che
    affondino le proprie radici, il nostro essere contemporanei in un’epoca caratterizzata da
    un frenetico e inarrestabile movimento di capitali, merci, culture, persone e
    informazioni, principalmente prodotto dell’avanzamento tecnologico nei sistemi di
    comunicazione globali, dona maggiore complessità alla questione identitaria.
    Nel surmoderno mondo inquieto ed “eccessivo” in cui ci troviamo a vivere oggi,
    guidiamo auto tedesche, indossiamo vestiti spagnoli, usiamo cellulari svedesi e
    giochiamo a videogiochi giapponesi su computer americani. Eppure, pare che sia
    proprio il consumo di merci, di cui ignoriamo la provenienza, il principale mezzo che
    oggi disponiamo per esprimere agli altri e a noi stessi la nostra identità. L’obbligo
    imperante a cui siamo di continuo sottoposti ci richiede di esibire, ogni qualvolta risulti
    necessario, una nostra precisissima identità, sia privata che pubblica, che non dipende
    più tanto da ciò che facciamo, dal nostro lavoro o dai nostri personali interessi, ma da
    come ci rappresentiamo di fronte agli altri.
    Come suggerisce il messaggio veicolato dalla televisione, “Basta apparire”. Nondimeno,
    se si desidera stare “al passo coi tempi”, occorre anche avere “un profilo” e mostrarsi
    presenti nella rete sociale del mondo virtuale.
    Ma in questo ossessivo tentativo di mettere in vetrina il nostro essere, ci siamo mai
    fermati a chiederci chi siamo veramente?
    Il gruppo di giovani uomini e donne che abbiamo intervistato nel corso della nostra
    indagine etnografica “alla ricerca dell’identità” in un piccolo paese del Sud Italia,
    sembrino avere un’idea ben precisa riguardo alla questione appena esposta.
    E’ nei loro stessi discorsi sul passato e sul presente del luogo in cui sono cresciuti che
    traspare la loro consapevolezza di essere quello che sono: la lingua che parlano i loro
    genitori e i loro amici, l’odore della terra dei campi coltivati e delle foglie di tabacco
    stese a seccare per le strade, il sapore del vino nuovo bevuto a San Martino e delle
    pittule mangiate il giorno dell’Immacolata. Sono il rumore del loro mare e il silenzio del
    loro paese nelle giornate d’inverno; la musica dei tamburelli e la musica che essi stessi
    creano. Sono l’incontrarsi al castello nelle sere d’estate e il connettersi alla rete per
    incontrare gli amici lontani su Facebook.
    Sono giovani in cammino verso l’età adulta che costruiscono la loro identità con la con
    la voglia di percorrere nuove strade, ma con la certezza di non spezzare mai quel filo
    che li mantiene legati alla propria terra.

    # vimeo.com/31951745 Uploaded 691 Plays 0 Comments

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