1. “Il testo, basato sul romanzo-inchiesta Alveare di Giuseppe Catozzella, sceglie di raccontare un aspetto poco noto tra quelli già entrati nella mitologia mafiosa di serie e film, ed è ispirato a vicende e personaggi reali. A incarnare Zia Severina è la brava Valentina Scuderi, abile a trasformare il suo corpo giovane in un organismo sofferente e affaticato, e a raccontare con parole masticate a mezza voce la solitudine di chi osa resistere. Perché è umano, ancora prima che politico, il nodo dello spettacolo: all’accuratezza dell’indagine del caso, alla forte connessione con i luoghi ‘caldi’ della ‘ndrangheta settentrionale (molte volte lo spettacolo è stato rappresentato proprio a Niguarda) fa da contraltare uno sguardo non moralistico sulle possibili declinazioni di violenza e sopportazione, un interesse laico sulle dinamiche psicologiche di chi è a lungo sottoposto a pressioni”
    Maddalena Giovannelli, Stratagemmi 2.01.16

    In occasione del Festival per i Beni confiscati a Milano:
    E' meravigliosamente simbolico trovarci in questo luogo, far rivivere questi muri e scaldarli con il fuoco della creazione artistica, in questo caso letteraria, teatrale. E' l'arte che si riappropria della bruttezza, della violenza, dell'arroganza e della sopraffazione e li rende simbolo, icona, presenza.
    Io credo che quello che sta facendo questa compagnia teatrale, Casanova&Scuderi, abbia del rivoluzionario. A memoria non ricordo niente di simile. Portare spettacoli teatrali sulla mafia nelle zone, nelle vie, nei cortili, nei quartieri della mafia. Come hanno fatto a Niguarda, per esempio, dove Zia Severina - la protagonista del monologo che mostreranno stasera -, ha vissuto per una vita intera. Hanno riportato Zia Severina - una delle poche persone che ha avuto il coraggio di denunciare e opporsi al racket delle case popolari - nelle sue strade, le stesse strade che non hanno smesso di essere presidiate dagli uomini delle cosche.
    A me sembra un gesto rivoluzionario, se paragonato anche ai discorsi di chi l'antimafia a volte la fa di professione e poi in periferia - dove le mafie abitano, comandano, propagano violenza e arroganza - si dimentica spesso di venire.
    Ecco, siamo in periferia.
    E questa discoteca, For a King - e il King era Salvatore Morabito, per anni padrone incontrastato dell'Ortomercato, delle braccia che caricano e scaricano bancali a nero, delle cooperative di facchinaggio, di traffici illegali di ogni tipo -, è il cuore del regno del King.
    Il cuore dell'arroganza, della sopraffazione, della violenza e dell'ingiustizia.
    Fare riecheggiare queste mura con l'arte mi sembra già da solo un piccolo miracolo.

    giuseppe catozzella

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  2. STANZA di ORLANDO
    viaggio nella testa di Virginia Woolf

    con Maura Pettorruso
    installazione Maria Paola Di Francesco
    luci e fonica Gianluca Bosio
    testo e regia Carmen Giordano

    STANZA di ORLANDO è un viaggio nella testa di Virginia Woolf. Una performance che coniuga installazione e parola. Una donna che si guarda allo specchio. E l’uomo che guarda la donna nello specchio. Una mente alla ricerca della verità. Verità di linguaggio. Verità di pensiero. Maura Pettorruso è interprete di un lavoro in bilico tra il maschile e il femminile. In viaggio alla ricerca di un pieno, intero, androgino essere. Alla scoperta di sé, nelle debolezze e nel fascino dell’altro.

    Info: daniele@macelleriaettore.it
    333 27 53 033
    http://www.macelleriaettore.it

    RASSEGNA STAMPA

    Stanza di Orlando, vibrante monologo [...] della compagnia Macelleria Ettore, che si affida alla avvincente interpretazione della brava Maura Pettorruso. Lo spettacolo è un magmatico flusso di coscienza, un ostinato sproloquio che tende all'onirico, una vertigine verbale ininterrotta [...]. Il gioco è lo specchio, il cambiamento e la persistenza, il mutevole e l'enigmatico, lo sguardo e l'assenza, il corpo e il gesto. […] La scena è dominata dal bianco, con una installazione semplice ed efficacissima, creata da Maria Paola di Francesco, in cui l'attrice è una maschera da baraccone antico, una "scarrozzante" truccata vistosamente, sospesa in un barocco senza tempo. Ed è bravissima, davvero una sorpresa, l'interprete, Maura Pettorruso, marionetta che si anima di potenze antiche, possente e fragilissima, funambolica cassa di risonanza del flusso verbale che sembra possederla. E se pure la drammaturgia sembra troppo avviluppata su se stessa, [...], lo spettacolo si fa apprezzare, convince nell'insieme, regala momenti di grande intensità ed emozione.
    Andrea Porcheddu, Delteatro.it, 7 febbraio 2011

    Un continuo scorrere di pensieri e ricordi, metafore e assonanze, spostamenti in avanti e all’indietro, confessioni auto/etero dirette […]. Ancora risuona in questa ragnatela di corde l’intensa e calzante recitazione di Maura Pettorruso: [...] l’attrice dà vita a un racconto che sviscera il profondo della natura umana così ben descritta da Virginia Woolf. Il merito del successo è da dividersi in parti eguali: la capacità attoriale della protagonista suddivisa tra recitazione e fisicità nel creare coreografie sceniche d’indubbia difficoltà. La regia traduce efficacemente tutte queste intenzionalità, ottimamente supportata dalla recitazione di Maura Pettorruso.
    Roberto Rinaldi, Teatro.org, 28 gennaio 2011
    Stanza di Orlando è come un fiume in piena senza argini […]. Maura Pettorruso ha affrontato lo sfida di un testo che ha assoluto bisogno di spessore interpretativo e ha superato la prova a pieni voti. Diretta da Carmen Giordano, la Pettorruso ha mostrato di essere un'attrice matura, attenta a tutte le insidie del linguaggio in un continuo gioco di movimenti in quella “gabbia mentale” ideata da Maria Paola Di Francesco.
    Antonia Dal Piaz, L'Adige, 15 gennaio 2011

    Un lavoro notturno, che tra fantasmi, ossessioni e manie evoca la dimensione onirica di Virginia Woolf, restituita da tre giovani artiste dotate di un talento votato al virtuosismo, ad iniziare dalla regista e autrice Carmen Giordano che ricompone l'ambiguità della scrittrice in un percorso verbale che va dal buio alla luce e ancora al buio. La scenografia bianca realizzata da Maria Paola Di Francesco è una giostra leggera ed elegante nella sua essenzialità. Nell'interpretare questa follia notturna, Maura Pettorruso si rifugia e lotta in questa giostra-gabbia, che lei stessa muove in continuazione e avvolge a sé come una seconda pelle, dimostrando così una bravura nel dominare la scena e nello stesso tempo il linguaggio franto.
    Sandra Matuella, Trentino, 8 febbraio 2011

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  3. Figlie dell'Epoca - Storie di (alcune) donne nella grande guerra

    un progetto di e con Roberta Biagiarelli
    dramaturg Simona Gonella

    advisor storico Gemma Bigi
    assistente Erica Girolimetti
    produzione La Corte Ospitale – Rubiera (RE)
    con il sostegno di Babelia&C-progetti culturali, Echidnacultura Associazione Culturale, Mirano (VE)
    in collaborazione con Istoreco- Reggio Emilia
    realizzazione elementi scenici Dubalcain snc - Schieppe di Orciano (PU)
    con il sostegno di CONVERSE

    Video di Luigi Ottani, Montaggio di Melissa Iannace

    grazie a: Bruna Bianchi (Cà Foscari University, Venice), Paolo Rumiz, Andrea Rossini, Raffaella Podreider, Alessandro Scillitani, Maria Grazia Suriano, Stefania Azzolina, Elda Guerra

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Spettacoli finalisti edizione 2015

Premio Sonia Bonacina Plus

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