Independent Filmmakers

ITA below // Film immersed in black, including quotes from Beckett and comic strip movements, obsessive spaces and repeated images, the film is a journey (provocative, deliberately unpleasant, visually excessive) towards an ideal poetic of margins and an explosion of the visual, with a narrative pretext that gives a nod to crime movies. "Astrolìte" (2002) is above all a deep reflection of looks and perspectives to the disjointed worlds of film, television and motion pictures in general. To deform the gazes seems to be the principal will of the two directors. But also to reflect on the mythology of the television experience. More generally, the question of experimental video draws its power training by a strong desire of critical-expressive (but also introspective) and video-maker that makes the world in which they live, a world filtered through screens that are in the field a strong unconscious vacuum from which to draw the most diverse materials. A critical power, deconstructive, reflexive, then that is directed against the myths of social degeneration and simulacra. Detaching itself from reality, the video is presented as another reality, or rather tends to produce a reality parallel to that in which we live. But it is not surreal but a reality that lives in another dimension. It is a reality where it is vaporized and reduced to mere appearance. It is in this new-dimension where anything can happen when one moves, is metamorphosed, born and dies at the same time. (...)
Alfonso Amendola (catalogue: "Steack&Steel", International Printing Editore, AV 2005)
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Film immerso nei colori del nero, tra citazioni di Beckett e movenze fumettistiche, spazi ossessivi e immagini ripetute, il film è un viaggio (provocatorio, volutamente sgradevole, visivamente eccedente) verso un'ideale poetica dei margini e della deflagrazione del visivo, con un pretesto narrativo che strizza l'occhio nuovamente al cinema giallo. "Astrolìte" (2002) è soprattutto una riflessione densa di sguardi e prospettive disarticolate verso gli universi del cinema, della televisione e delle immagini in movimento più in generale. Deformare lo sguardo sembra essere la volontà principe dei due registi. Ma anche riflettere sulla mitologia dell'esperienza televisiva. Più in generale, la questione della sperimentazione video trae la sua potenza formativa da una forte volontà critico-espressiva (ma anche introspettiva) che il video-maker fa del mondo in cui vive, un mondo filtrato attraverso schermi che trovano nella materia inconscia un resistente vuoto da cui trarre i materiali più disparati. Una potenza critica, decostruttiva, riflessiva, dunque che si rivolge contro i miti e i simulacri della degenerazione sociale. Staccandosi dalla realtà, il video si presenta come realtà altra, o meglio tende a produrre una realtà parallela a quella in cui viviamo. Ma non è una sur-realtà bensì una realtà che vive in un'altra dimensione. È una realtà in cui la cosa viene vaporizzata, ridotta a pura apparenza. È in questa new-dimension in cui tutto può accadere che l'essere si muove, si metamorfizza, nasce e contemporaneamente muore. (...)
Alfonso Amendola (dal catalogo "Steack&Steel", International Printing Editore, AV 2005)

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