1. GIANICOLO (ROMA, ITALY)

    17:48

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    RICORDANDO LA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849. Il Gianicolo è un colle romano prospiciente la riva destra del Tevere la cui altezza massima è di 88 metri. Non fa parte del novero dei sette colli tradizionali. La pendice orientale digrada verso il fiume e alla base si trova lo storico rione di Trastevere, mentre quella occidentale meno ripida costituisce la parte più vecchia del moderno quartiere di Monteverde. Il nome del colle secondo la tradizione deriverebbe dal dio Giano, che vi avrebbe fondato un centro abitato conosciuto con il nome di Ianiculum. Nella realtà in relazione a tale divinità sul Gianicolo esisteva solo un sacello dedicato al figlio Fons, o Fontus, mentre era invece presente un piccolo centro abitato (Pagus Ianiculensis) situato ai piedi del colle nella zona di Trastevere, oggi corrispondente a piazza Mastai. Situato sulla riva destra del Tevere in territorio originariamente etrusco il colle sarebbe stato occupato e annesso a Roma da Anco Marzio, che l'avrebbe fortificato e collegato alla città tramite il ponte Sublicio sul quale transitava l'antica strada che lo attraversava proveniente dall'Etruria, che in seguito diventò la via Aurelia. Nel 477 a.C. i Veienti dopo aver sconfitto nella battaglia del Cremera i Fabii e l'esercito romano, condotto dal console Tito Menenio Agrippa Lanato, stabilirono un fortilizio sul Gianicolo da dove partivano per razziare la campagna romana. Il colle fu riconquistato l'anno successivo dai Romani a seguito della battaglia combattuta e vinta contro i Veienti. Rimasto escluso dalle antiche mura serviane il Gianicolo venne parzialmente incluso nelle mura aureliane. Una parte era coperta di boschi sacri dedicati con un tempio all'antica divinità Furrina. Un'altra area cultuale più tarda è il santuario isiaco sulla pendice orientale (oggi via Dandolo): il sito è pittoresco ma poco curato e spesso chiuso, mentre i relativi reperti sono attualmente esposti nella collezione egizia di Palazzo Altemps. Nel XVII secolo il colle fu incluso nelle mura di Urbano VIII chiamate appunto anche mura gianicolensi. L'urbanizzazione del colle del Gianicolo fu costituita fino a tutto l'Ottocento da ville con grandi parchi come la villa Doria-Pamphili e la villa Corsini, dai loro casali e da chiese con conventi e terreni come la basilica di S.Pancrazio, S.Pietro in Montorio e il convento di S.Onofrio. Teatro nel 1849 dell'eroica difesa della breve Repubblica Romana contro i francesi chiamati dal reazionario Pio IX, il Gianicolo divenne dopo l'Unità d'Italia un grande parco pubblico e una sorta di memoriale del Risorgimento: già nel 1879 sul piazzale di S.Pietro in Montorio fu costruito un "Monumento ai caduti per la causa di Roma Italiana" oggi scomparso. Nel punto più alto del colle furono successivamente poste le statue equestri di Garibaldi (opera di Emilio Gallori inaugurata nel 1895) e di Anita (opera di Mario Rutelli del 1932 in collaborazione con l'allievo Silvestre Cuffaro; nel piedistallo furono poste anche le spoglie di lei). Nel declivio sotto il fontanone di Paolo V e lungo la via del Gianicolo che scende verso S.Pietro fu collocata una miriade di mezzibusti marmorei ritratti di illustri garibaldini, dai Mille ai combattenti che avevano resistito per settimane alle truppe francesi di gran lunga più numerose e meglio armate. L'iniziale monumento ai Caduti fu poi spostato e ricostruito nel 1941 da Giovanni Jacobucci poco più in là, al sommo di via Garibaldi, includendovi l'ossario dei caduti della Repubblica Romana del 1849 nel quale fu spostata anche la tomba di Goffredo Mameli. Riprese video effettuate mercoledì 17 giugno 2015.

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    • TERME DI CARACALLA. AREA ARCHEOLOGICA (ROMA, ITALY)

      14:01

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      AREA ARCHEOLOGICA ROMANA DELLE TERME DI CARACALLA. THERMAL BATHS OF CARACALLA ARCHAEOLOGICAL ZONE (ROME, ITALY). Le Terme di Caracalla (in latino Thermae Caracallae) o Antoniniane (dal nome della dinastia degli Antonini) costituiscono uno dei più grandiosi esempi di terme imperiali romane essendo ancora conservate per gran parte della loro struttura. Furono realizzate per volontà dell'imperatore Caracalla sull'Aventino tra il 212 e il 217 d.C (come dimostrano i bolli laterizi) in un'area nei pressi del Circo Massimo costruito dal re Tarquinio Prisco. Queste terme erano le più sontuose della capitale dell'Impero Romano benché destinate all'uso di massa del popolino dei vicini quartieri popolari della XII Regio, mentre le classi sociali più benestanti erano solite frequentare quelle di Agrippa, di Nerone, o soprattutto di Traiano sull'Esquilino. Le Terme di Caracalla successivamente furono superate in grandezza solo da quelle di Diocleziano, tuttavia le rovine rimaste sono l'esempio più integro di grandi terme imperiali libere da ingombri urbanistici di epoca successiva. Secondo alcuni studiosi la costruzione del complesso fu avviata nel 206 da Settimio Severo, capostipite della dinastia antonina, ma in ogni caso fu completata nel 216 da suo figlio Caracalla salito al trono nel 211. Anche i loro successori Eliogabalo (218-222) ed Alessandro Severo (222-235) si interessarono alla costruzione e decorazione del recinto esterno dell'edificio. Per l'approvvigionamento delle terme nel 212 fu creato un ramo speciale dell'Acqua Marcia (uno degli acquedotti di Roma antica) l'Aqua Antoniniana che oltrepassava la Via Appia sull'Arco di Druso. Il complesso termale fu realizzato in un quartiere piuttosto povero della metropoli e per i lavori della spianata fu necessario abbattere gli edifici preesistenti e sbancare un'ampia area verso l'Aventino, oltre a colmare con la terra di risulta il lato opposto. L'accesso al grandioso complesso fu garantito dalla Via Nova, ampia strada probabilmente alberata. Vari lavori di restauro furono realizzati da Aureliano, Diocleziano, Teodosio e fino all'epoca di Teodorico (474-526). Polemio Silvio nel V secolo le citava come una delle sette meraviglie di Roma, famose per la ricchezza della loro decorazione e delle opere che le abbellivano. Durante la Guerra Gotica (535-553) in seguito al taglio degli acquedotti ad opera di Vitige, re dei Goti, dal 537 le terme cessarono di funzionare come tali. Da allora e nel secolo successivo la parte centrale venne utilizzata come xenodochio, mentre l'area circostante fu usata come cimitero per inumazione. Abbandonato e riutilizzato a varie riprese anche a fini abitativi, l'intero complesso venne infine sfruttato come zona agricola, vigneto in particolare, ad uso di proprietari di ville vicine, o di enti ed associazioni ecclesiastiche. Dall'abbandono nel VI secolo non venne però mai meno lo sfruttamento dei ruderi come cava per materiali anche di pregio (marmi e metalli) e per intere strutture (architravi, colonne, ecc.) da riutilizzare per l'edilizia di qualità: il Duomo di Pisa e la basilica di S.Maria in Trastevere contengono ad esempio strutture architettoniche prelevate dall'area termale. Da rilevare anche la prolungata presenza, nelle vicinanze di calcare per la trasformazione in calce dei marmi pregiati. Le terme furono oggetto di scavo sin dal XVI secolo, quando, sotto il pontificato di papa Paolo III resero statue famosissime. Molte di queste opere entrate nella collezione Farnese presero in seguito la strada per Napoli per vicende ereditarie e dinastiche. Tra i pezzi di scultura più celebri rinvenuti tra le rovine delle terme ci fu anche il torso del Belvedere conservato ai Musei Vaticani, che tanta importanza ebbe per l'arte dell'età manierista a partire da Michelangelo. L'ultima colonna intera venne rimossa nel 1563 per essere donata da papa Pio IV al primo granduca di Toscana Cosimo I de Medici, che la fece collocare al centro di piazza S.Trinita a Firenze, dove divenne la Colonna della Giustizia. Galleria di immagini con fotografie scattate venerdì 19 giugno 2015.

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      • MAUSOLEO DI CECILIA METELLA. VIA APPIA (ROMA, ITALY)

        10:51

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        ZONA ARCHEOLOGICA DEL MAUSOLEO DI CECILIA METELLA. TOMB OF CECILIA METELLA. ROMAN ARCHAEOLOGICAL ZONE. Il Mausoleo di Cecilia Metella e il Castrum Caetani costituiscono un continuum archeologico che sorge a Roma poco prima del III miglio della via Appia Antica, subito dopo il complesso costituito dal circo, dalla villa e dal sepolcro di Valerio Romolo, figlio dell'imperatore Massenzio. Di Cecilia Metella non si hanno notizie personali salvo che era figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico e moglie di un Crasso, che si presume fosse il figlio di quel Marco Licinio Crasso (forse il questore di Cesare Marco) che nel 71 a.C. aveva represso la rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco e nel 60 a.C. aveva costituito il primo triumvirato con Cesare e Pompeo. La costruzione del mausoleo, come mostrano le scene di guerra che accompagnano l'epigrafe, era finalizzata a celebrare l'importanza della famiglia assai più che della dedicataria e viene datata alla seconda metà del I secolo a.C. Il monumento originario era costituito dall'edificio circolare, che ancora si erge installato su fondamenta quadrangolari di opera cementizia. Il tamburo che conteneva la camera funeraria del diametro di circa 30 metri e alto 39 con la merlatura era interamente rivestito di blocchi di travertino e terminava presumibilmente in una piccola cupola (non più esistente ma ancora testimoniata da un anello di blocchi di travertino e dall'indicazione “monumentum peczutum”, cioè monumento "appuntito" con cui veniva descritto nell'XI secolo). In alto al di sopra della tabula con il titulus correva un fregio di festoni floreali alternati a bucrani dai quali nacque il toponimo di Capo di Bove, che identificò la località a partire dal Medioevo. La stessa merlatura poi rifatta più alta nel medioevo era già presente nella struttura in travertino e ricordava gli antichi tumuli con il perimetro segnato da cippi. Alla camera sepolcrale (oggi di nuovo visitabile) si accede da un dromos nel basamento stesso; essa occupa l'intera altezza dell'edificio. L'arredo è andato completamente disperso come era inevitabile per un luogo così a lungo frequentato: di un sarcofago trasferito a Palazzo Farnese si disse che era quello di Cecilia Metella, ma il Nibby lo attribuiva più plausibilmente ad Annia Regilla, moglie di Erode Attico, il quale nel secolo successivo aveva acquisito vasti possedimenti in quella zona. Non è univoca la scelta della fonte di ispirazione per un monumento funebre circolare come il Mausoleo di Cecilia Metella: secondo alcuni studiosi i mausolei ellenistici, secondo altri le tholos etrusche. In ogni caso è interessante appurare il clima di restaurazione antiquaria che esisteva nella Roma del tardo I secolo a.C., tanto che si contano diversi esempi di architetture simili oltre i confini di Roma (a Sepino, Falerii, Gubbio, Pompei, Sarsina, ecc.) per tutta l'epoca giulio-claudia. In seguito il tamburo acquistò forme architettoniche sempre più complesse fino alla sintesi con i mausolei a naiskos (tempietto) e a guglia come nel mausoleo di Augusto (28 a.C.), quelli di Munazio Planco e Sempronio Atratino a Gaeta, nonché dei Plauzi Silvani, dei Servilii, dei Lucilii, ecc. In un documento del IX secolo il mausoleo è citato come "monumentum quod vocatur ta canetri capita". La costruzione e i terreni circostanti erano già in possesso della Chiesa, ma la definitiva fortificazione dell'edificio a cavallo della via Appia e la sua integrazione in un vero e proprio castello fortificato avvennero alla fine del XIII secolo ad opera dei Caetani, la potente famiglia di Bonifacio VIII. Nel recinto furono incluse altre torri, un borgo e un'ampia chiesa intitolata a S.Nicola di Bari di cui oggi resta in piedi ben restaurata la sola struttura muraria. Il castello fu poi occupato dai Savelli, dagli Orsini, dai Colonna, dai Cenci e infine con le tenute circostanti giunse in mano ai Torlonia. Galleria di immagini con fotografie scattate sabato 20 giugno 2015.

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        • CAPO DI BOVE. ZONA ARCHEOLOGICA (VIA APPIA, ROMA, ITALY)

          05:54

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          ZONA ARCHEOLOGICA DI CAPO DI BOVE. CAPO DI BOVE. ROMAN ARCHAEOLOGICAL ZONE. Capo di Bove is an archeological site on the Appian Way on the outskirts of Rome, Italy. It contains the thermal baths of a vast property owned in the 2nd century AD by Herodes Atticus and his wife Annia Regilla. Formerly privately owned, the property at No. 222 on the Appian Way was acquired by the Italian Government in 2002. The area of the baths was at that time being used for grape growing. The origin of the name given to the site dates back to medieval times, when the area was known as the “Casale di Capo di Bove e di Capo di Vacca” (Hamlet of the Heads of the Ox and Cow), so named after the sculptures on the nearby tomb of Caecilia Metella. The area was purchased in 1302 by Cardinal Francesco Caetani, nephew of Pope Boniface VIII. In the 17th century the area served as a hospital, while in the 19th century it was under the control of the monastery at the Basilica of Saint Paul Outside the Walls. The excavations, which can be visited daily free of charge, revealed thermal baths dating back to the middle of the 2nd century. These baths were used until at least the 4th century and were almost certainly for private use. Greek inscriptions found there remind us of the Greek origins of Herodes Atticus. There are several well-preserved mosaics and the high quality of building materials used suggest a very elegant environment with the usual rooms found in Roman baths, i.e. a caldarium (hot bath), a tepidarium (warm bath) and frigidarium (cold bath). Water was provided by two large cisterns. The site also includes a former farmhouse converted by the previous occupant of the site into a villa. The building incorporates numerous Roman ruins into the walls, including pipes from the baths that are built into some of the windows. Nel giardino del parco è compresa un’esposizione di opere in bronzo dal titolo “Materia e vita” dell’artista colombiano Fanor Hernandez. Riprese video effettuate sabato 20 giugno 2015.

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          • VILLA DEI QUINTILI. VIA APPIA (ROMA, ITALY)

            24:28

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            ZONA ARCHEOLOGICA DELLA VILLA DEI QUINTILI. VILLA DEI QUINTILI. ROMAN ARCHAEOLOGICAL ZONE. La Villa dei Quintili è un sito archeologico situato a Roma tra il V miglio di via Appia Antica e il settimo chilometro di via Appia Nuova. Il complesso sorse lungo l'Appia Antica dove si affacciava l'ingresso monumentale, estendendosi verso nord sul poggio creato da una lingua di lava proveniente da antiche eruzioni del Vulcano Laziale fino al corso d'acqua torrentizio (detto ancor oggi Fosso dello Statuario) che l'erosione aveva scavato ai suoi piedi. Dai bolli laterizi rinvenuti il nucleo della villa è databile alla tarda età adrianea, cioè alla prima metà del II secolo. I nomi dei proprietari sono stati rilevati dalle condutture in piombo (fistulae aquariae) su cui erano incisi. Si trattava dei due fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, nobili, entrambi consoli nel 151 e grandi proprietari fondiari. Tenuti in grande onore da Antonino Pio e Marco Aurelio la loro ricchezza e fortuna suscitò l'avidità di Commodo, che li accusò di aver congiurato contro di lui e nel 182-183 li fece uccidere appropriandosi dei loro beni. La grande proprietà divenne così una villa imperiale, funzione che sembra aver mantenuto stando alla datazione dei restauri e ad iscrizioni, citazioni e ritratti fino all'imperatore Tacito, cioè fino a tutto il III secolo. Il complesso rimase poi parzialmente in uso fino al VI secolo (sono stati ritrovati bolli laterizi dell'epoca di Teodorico). Al periodo altomedioevale sono attribuibili ulteriori tracce di utilizzo consistenti in ceramiche e sepolture individuate in alcuni ambienti della villa. Come accadde per tutte le antiche proprietà imperiali il fundus dei Quintili passò nei secoli in possesso di varie istituzioni ecclesiastiche: nel X secolo lo troviamo citato nel patrimonio del monastero di S.Erasmo al Celio e nel XII in quello di S.Maria Nova (oggi S.Francesca romana). La tenuta (che veniva detta anche Roma Vecchia, forse per l'imponenza dei ruderi) passò poi (alla fine del Settecento) in proprietà dell'Ospedale del Santissimo Salvatore ad Sancta Santorum (oggi Ospedale di S.Giovanni in Laterano) e nel 1797 fu venduta dal Monte di Pietà (che gestiva i beni dell'Ospedale) a Giovanni Raimondo Torlonia, al quale Pio VI fornì qualche anno dopo anche l'omonimo marchesato appositamente creato. Come è noto lungo le vie consolari i Romani costruirono le loro tombe. La villa dei Quintili sorse in un luogo storicamente prestigioso all'altezza delle due antiche tombe a tumulo attribuite dalla tradizione agli Orazi e ai Curiazi. Accanto al fundus da loro acquistato (confinante con quello di Erode Attico) era situata tra le altre la sepoltura di Tito Pomponio Attico, l'amico di Cicerone. Fu forse per questa ragione che il primo reperto di cui si ha notizia, il sarcofago contenente le spoglie di una fanciulla in ottimo stato di conservazione trovato nel 1485 presso il casale tenuto dai frati di S.Maria Nova, fu ritenuto essere quello di Tulliola (la figlia di Cicerone) ed esposto al Palazzo dei Conservatori finché non si dovette seppellirlo nuovamente. Riprese video effettuate sabato 20 giugno 2015.

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            • MAUSOLEO DI CECILIA METELLA. VIA APPIA (ROMA, ITALY)

              11:48

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              ZONA ARCHEOLOGICA DEL MAUSOLEO DI CECILIA METELLA. TOMB OF CECILIA METELLA. ROMAN ARCHAEOLOGICAL ZONE. Il Mausoleo di Cecilia Metella e il Castrum Caetani costituiscono un continuum archeologico che sorge a Roma poco prima del III miglio della via Appia Antica, subito dopo il complesso costituito dal circo, dalla villa e dal sepolcro di Valerio Romolo, figlio dell'imperatore Massenzio. Di Cecilia Metella non si hanno notizie personali salvo che era figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico e moglie di un Crasso, che si presume fosse il figlio di quel Marco Licinio Crasso (forse il questore di Cesare Marco) che nel 71 a.C. aveva represso la rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco e nel 60 a.C. aveva costituito il primo triumvirato con Cesare e Pompeo. La costruzione del mausoleo, come mostrano le scene di guerra che accompagnano l'epigrafe, era finalizzata a celebrare l'importanza della famiglia assai più che della dedicataria e viene datata alla seconda metà del I secolo a.C. Il monumento originario era costituito dall'edificio circolare, che ancora si erge installato su fondamenta quadrangolari di opera cementizia. Il tamburo che conteneva la camera funeraria del diametro di circa 30 metri e alto 39 con la merlatura era interamente rivestito di blocchi di travertino e terminava presumibilmente in una piccola cupola (non più esistente ma ancora testimoniata da un anello di blocchi di travertino e dall'indicazione “monumentum peczutum”, cioè monumento "appuntito" con cui veniva descritto nell'XI secolo). In alto al di sopra della tabula con il titulus correva un fregio di festoni floreali alternati a bucrani dai quali nacque il toponimo di Capo di Bove, che identificò la località a partire dal Medioevo. La stessa merlatura poi rifatta più alta nel medioevo era già presente nella struttura in travertino e ricordava gli antichi tumuli con il perimetro segnato da cippi. Alla camera sepolcrale (oggi di nuovo visitabile) si accede da un dromos nel basamento stesso; essa occupa l'intera altezza dell'edificio. L'arredo è andato completamente disperso come era inevitabile per un luogo così a lungo frequentato: di un sarcofago trasferito a Palazzo Farnese si disse che era quello di Cecilia Metella, ma il Nibby lo attribuiva più plausibilmente ad Annia Regilla, moglie di Erode Attico, il quale nel secolo successivo aveva acquisito vasti possedimenti in quella zona. Non è univoca la scelta della fonte di ispirazione per un monumento funebre circolare come il Mausoleo di Cecilia Metella: secondo alcuni studiosi i mausolei ellenistici, secondo altri le tholos etrusche. In ogni caso è interessante appurare il clima di restaurazione antiquaria che esisteva nella Roma del tardo I secolo a.C., tanto che si contano diversi esempi di architetture simili oltre i confini di Roma (a Sepino, Falerii, Gubbio, Pompei, Sarsina, ecc.) per tutta l'epoca giulio-claudia. In seguito il tamburo acquistò forme architettoniche sempre più complesse fino alla sintesi con i mausolei a naiskos (tempietto) e a guglia come nel mausoleo di Augusto (28 a.C.), quelli di Munazio Planco e Sempronio Atratino a Gaeta, nonché dei Plauzi Silvani, dei Servilii, dei Lucilii, ecc. In un documento del IX secolo il mausoleo è citato come "monumentum quod vocatur ta canetri capita". La costruzione e i terreni circostanti erano già in possesso della Chiesa, ma la definitiva fortificazione dell'edificio a cavallo della via Appia e la sua integrazione in un vero e proprio castello fortificato avvennero alla fine del XIII secolo ad opera dei Caetani, la potente famiglia di Bonifacio VIII. Nel recinto furono incluse altre torri, un borgo e un'ampia chiesa intitolata a S.Nicola di Bari di cui oggi resta in piedi ben restaurata la sola struttura muraria. Il castello fu poi occupato dai Savelli, dagli Orsini, dai Colonna, dai Cenci e infine con le tenute circostanti giunse in mano ai Torlonia. Riprese video effettuate sabato 20 giugno 2015.

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              • TERME DI CARACALLA. AREA ARCHEOLOGICA (ROMA, ITALY)

                21:30

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                AREA ARCHEOLOGICA ROMANA DELLE TERME DI CARACALLA. THERMAL BATHS OF CARACALLA ARCHAEOLOGICAL ZONE (ROME, ITALY). Le Terme di Caracalla (in latino Thermae Caracallae) o Antoniniane (dal nome della dinastia degli Antonini) costituiscono uno dei più grandiosi esempi di terme imperiali romane essendo ancora conservate per gran parte della loro struttura. Furono realizzate per volontà dell'imperatore Caracalla sull'Aventino tra il 212 e il 217 d.C (come dimostrano i bolli laterizi) in un'area nei pressi del Circo Massimo costruito dal re Tarquinio Prisco. Queste terme erano le più sontuose della capitale dell'Impero Romano benché destinate all'uso di massa del popolino dei vicini quartieri popolari della XII Regio, mentre le classi sociali più benestanti erano solite frequentare quelle di Agrippa, di Nerone, o soprattutto di Traiano sull'Esquilino. Le Terme di Caracalla successivamente furono superate in grandezza solo da quelle di Diocleziano, tuttavia le rovine rimaste sono l'esempio più integro di grandi terme imperiali libere da ingombri urbanistici di epoca successiva. Secondo alcuni studiosi la costruzione del complesso fu avviata nel 206 da Settimio Severo, capostipite della dinastia antonina, ma in ogni caso fu completata nel 216 da suo figlio Caracalla salito al trono nel 211. Anche i loro successori Eliogabalo (218-222) ed Alessandro Severo (222-235) si interessarono alla costruzione e decorazione del recinto esterno dell'edificio. Per l'approvvigionamento delle terme nel 212 fu creato un ramo speciale dell'Acqua Marcia (uno degli acquedotti di Roma antica) l'Aqua Antoniniana che oltrepassava la Via Appia sull'Arco di Druso. Il complesso termale fu realizzato in un quartiere piuttosto povero della metropoli e per i lavori della spianata fu necessario abbattere gli edifici preesistenti e sbancare un'ampia area verso l'Aventino, oltre a colmare con la terra di risulta il lato opposto. L'accesso al grandioso complesso fu garantito dalla Via Nova, ampia strada probabilmente alberata. Vari lavori di restauro furono realizzati da Aureliano, Diocleziano, Teodosio e fino all'epoca di Teodorico (474-526). Polemio Silvio nel V secolo le citava come una delle sette meraviglie di Roma, famose per la ricchezza della loro decorazione e delle opere che le abbellivano. Durante la Guerra Gotica (535-553) in seguito al taglio degli acquedotti ad opera di Vitige, re dei Goti, dal 537 le terme cessarono di funzionare come tali. Da allora e nel secolo successivo la parte centrale venne utilizzata come xenodochio, mentre l'area circostante fu usata come cimitero per inumazione. Abbandonato e riutilizzato a varie riprese anche a fini abitativi, l'intero complesso venne infine sfruttato come zona agricola, vigneto in particolare, ad uso di proprietari di ville vicine, o di enti ed associazioni ecclesiastiche. Dall'abbandono nel VI secolo non venne però mai meno lo sfruttamento dei ruderi come cava per materiali anche di pregio (marmi e metalli) e per intere strutture (architravi, colonne, ecc.) da riutilizzare per l'edilizia di qualità: il Duomo di Pisa e la basilica di S.Maria in Trastevere contengono ad esempio strutture architettoniche prelevate dall'area termale. Da rilevare anche la prolungata presenza, nelle vicinanze di calcare per la trasformazione in calce dei marmi pregiati. Le terme furono oggetto di scavo sin dal XVI secolo, quando, sotto il pontificato di papa Paolo III resero statue famosissime. Molte di queste opere entrate nella collezione Farnese presero in seguito la strada per Napoli per vicende ereditarie e dinastiche. Tra i pezzi di scultura più celebri rinvenuti tra le rovine delle terme ci fu anche il torso del Belvedere conservato ai Musei Vaticani, che tanta importanza ebbe per l'arte dell'età manierista a partire da Michelangelo. L'ultima colonna intera venne rimossa nel 1563 per essere donata da papa Pio IV al primo granduca di Toscana Cosimo I de Medici, che la fece collocare al centro di piazza S.Trinita a Firenze, dove divenne la Colonna della Giustizia. Riprese video effettuate venerdì 19 giugno 2015.

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                • IL CANNONE DEL GIANICOLO (ROMA, ITALY)

                  01:48

                  from etruscanwarrior Added 4 0 0

                  ITALIAN ARMY ARTILLERY. Il Gianicolo è un colle romano prospiciente la riva destra del Tevere la cui altezza massima è di 88 metri. Non fa parte del novero dei sette colli tradizionali. La pendice orientale digrada verso il fiume e alla base si trova lo storico rione di Trastevere, mentre quella occidentale meno ripida costituisce la parte più vecchia del moderno quartiere di Monteverde. Il nome del colle secondo la tradizione deriverebbe dal dio Giano, che vi avrebbe fondato un centro abitato conosciuto con il nome di Ianiculum. In cima al colle (praticamente sotto il monumento equestre dedicato a Giuseppe Garibaldi e alla Repubblica Romana del 1849) è posto dal 24 gennaio 1904 un cannone che spara a mezzogiorno in punto. Lo sparo nei rari giorni in cui la città è meno rumorosa (particolarmente la domenica, o in agosto) si può sentire fino all'Esquilino. La cannonata a salve di mezzogiorno fu introdotta da Pio IX nel 1847 per dare uno standard alle campane delle chiese di Roma, in modo che non suonassero ognuna il mezzogiorno del proprio sagrestano. Il cannone era allora a Castel Sant'Angelo, da dove venne spostato nel 1903 per qualche mese a Monte Mario, per essere poi posizionato al Gianicolo dove si trova attualmente. La tradizione non fu interrotta dall'Unità d'Italia ma dalla guerra. Fu ripristinato il 21 aprile 1959 in occasione del 2712esimo anniversario della fondazione di Roma. Attualmente il cannone è un 105/22 Mod. 14/61 servito da personale dell'Esercito Italiano. Riprese video effettuate mercoledì 17 giugno 2015: dopo lo sparo è seguita una furibonda rissa tra i militari serventi al pezzo di artiglieria, che si rinfacciavano a vicenda la responsabilità di aver utilizzato per errore una granata vera invece di una a salve, che fortunatamente ha causato solo danni materiali al cupolone di S.Pietro, senza alcun ferito (…).

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                  • Roma

                    02:32

                    from VideoMalaga.com Added 247 4 0

                    By VideoMalaga.com (marcos) Music: Clarice - Cello Suite n 1 in g major prelude.

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                    • Rome Part 3

                      08:11

                      from Dhiman Added 5 0 0

                      This is the third and final part of our trip to Rome, Italy on 30-Jun-14. This video covers Pantheon, Piazza Navona etc.

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